Non sapevo di essere femminista

A quanto pare si dice così, femminista, ciò che mia mamma ha sempre definito con finezza in un solo concetto: rompicazzo. D, sei proprio una rompicazzo.

Non mi sono mai molto interrogata sul senso di questa parola, ma se vogliamo più in generale definire “femminista” o “rompicazzo” una persona a cui non piace stare stretta in una logica che vede uno dei due sessi dominanti, allora sì. Fossi nata in una società matriarcale, probabilmente mio padre mi avrebbe definita una spaccavagina, chissà.

Ho scoperto di essere femminista, quando due anni fa ho iniziato a indossare reggiseni non imbottiti e mi è stato fatto notare che starei meglio fingendo una taglia in più. Ma il fatto è che a me non piace fingere, e sapete invece cosa mi piace? Le mie tette, imbottite, scollate, dipinte o. E le tette delle donne in generale, grandi o piccole che siano. E ognuno è libero di farci ciò che ci vuole, imbottirle, esporle, nasconderle.

Ho scoperto di essere femminista dopo essermi sentita dire almeno quattrocento voce: ma c’hai il ciclo oggi che sei sversa? No, sono scassapalle di natura, sono umorale, ho delle giornate di malinconia terribili, piango metà delle notti della mia vita, e soprattutto ho una tiroide pazza che fa la guerra al suo stesso corpo.

Ho scoperto di essere femminista quando ho difeso il diritto di un’amica di non voler figli. Di una donna ad amare un’altra donna. Di ognuno di fare, amare e scopare chi diavolo volesse, a prescindere dal sesso, dal colore, dalla religione, dall’età.

collage di una donna fatta di fiori e natura sotto ai vestiti
The secret garden, di Carlos Bongiovanni

Credo di averlo scoperto, in realtà, prima dei dieci anni. Quando da bambina sceglievo scarpe da maschio e ancora da adulta dormo ancora con le t-shirt da uomo, quando da bambina giocavo ai giochi da maschio e le mie serate preferite ora sono quelle al pub con amici uomini a parlare sboccatamente. E poi credo di averlo scoperto appena dopo, quando ho iniziato a indossare gonne corte oggi e poi lunghe fino ai piedi domani, tacco 12 e poi sandaletti a terra, uscire di casa senza trucco e poi con un rossetto fluo.

(Un giorno a lavoro mi dicono che indosso troppi pizzi e cose simili, “sembri Madonna negli anni ’80”. E non sanno quanto sia un complimento questo, per me).

E poi, ancora, trovo assurdo che ci sia un premio Oscar come miglior attore e uno come migliore attrice, come i bagni. Vorrei dei bagni decenti per tutti, lo stesso bagno anche per chi ha una disabilità. Cosa vuol dire uomo-donna e poi disabile, come fosse un terzo sesso? Lo stesso bagno per tutti mantenuto in condizioni dignitose. Esistono, sì. Ma vorrei non essere aggredita da un uomo che cerca di introfularsi nella mia cabina, come in passato.

Ecco, sì. Vorrei dell’educazione sessuale (e sentimentale) in tutte le scuole, già a partire dalle elementari. Perché è così che può diminuire il numero di stupri, di molestie, di violenze, di botte casalinghe. Nella prossima vita, vorrei non essere molestata da bambina da un bambino più grande, vorrei non essere denudata con la forza da un gruppo di ragazzini per scrivermi sul corpo volgarità, vorrei che non mi si toccasse il culo in tram, vorrei non perdere la verginità con una violenza fatta dal ragazzo che sto frequentando, vorrei che a letto non mi obbligassero mai più a fare ciò che non voglio con la forza, vorrei non portarne i lividi.

Vorrei non dovermi sentire mai più sporca. Vorrei che fosse così anche per mia figlia, per tua figlia, per mio figlio, per tuo figlio.

 

Vorrei che nessuno mi dicesse mai più: eh ma è colpa tua. La violenza non è mai giustificabile. Vorrei che cambiasse la mentalità di tutti, che la terapia non fosse vista come qualcosa di cui vergognarsi, vorrei poterla affrontare senza sentirmi ancora più sbagliata. Vorrei potessero accederci tutti.

Vorrei poter fare una denuncia che serva a qualcosa. E non dover dormire a ventidue anni nel letto di mia madre dopo telefonate anonime notturne, ansimanti. Vorrei poter rispondere alle minacce, allo stalking con un atto concreto, la certezza che sarò al sicuro.

E poi che altro? Vorrei avere lo stipendio del mio collega uomo, ma questo è un altro discorso. Agli esami in Università, vorrei non si facessero battutine sul mio aspetto, ma vorrei che si guardasse il mio libretto, la mia preparazione. Ai colloqui di lavoro, vorrei non mi si chiedesse più se ho un compagno e se credo di farci dei figli.

Vorrei poter amare chi voglio. Non importa se più vecchio, non importa se più giovane. Se uomo o donna, se altro. Vorrei poter essere chi voglio. Vorrei non mi si giudicasse per questo, vorrei non dover accontentare parenti, insegnanti, datori di lavoro, persino amici.

La mia vita privata dovrebbe essere tale, eppure poter essere pubblica, senza dovermi vergognare. Persino se di notte faccio le cose a tre nel mio letto, persino se non faccio sesso affatto, se amo più persone diverse, se.

Vorrei vedermi rappresentata dalle mie cause maggiormente, vedendo altre donne occupare posizioni di prestigio in tutti i campi, ma soprattutto al governo. Non biasimo le quote rosa, finché potranno essere utili a cambiare qualcosa, ma non ignoro certo che in un mondo ideale non ci dovrebbero essere quote di alcun tipo.

immagine decorativa di separazione raffigurante un seme di fiore

Ecco, io vorrei questo mondo ideale. Di parità, di ugualitarismo, di buon senso. Lo vorrei al più presto, anche se so che la mia fretta è ridicola. Vorrei che germogliasse in tempo per essere abbracciata dalla nuova generazione.

Se questo significa essere femminista nel più genuino dei modi, allora sì, signor giudice, mi dichiaro colpevole. Ma credo ci siano parole migliori per descrivermi (migliori persino del “rompicazzo” di mia madre), penso che sia soltanto questione di buon senso.

7 Comments

  1. Penso che sia semplicemente il modo migliore di essere persone: rispettare se stessi e gli altri, e niente più cose o comportamenti da “maschiaccio” o da “femminuccia”. A noi negli anni 70 sembrava ovvio che ci saremmo arrivati, e in tempi brevi. Non è andata proprio così, ma credo che comunque nonostante i rigurgiti reazionari e il bisogno di etichette (anche femminista lo è, per quanto mi riguarda), non si possa comunque tornare indietro più di tanto. Lo spero!

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  2. Adoro questo arricolo😍. Ho sempre disprezzato la violenza, i pregiudizi, le discriminazioni. Per questo mi hanno sempre chiamato “sindacalista”, dicendo anche che sono persone del genere che rovinano il mondo…odio anche quando al tg si sentono notizie tipo:”donna uccisa dal compagno” e sento poi persone intorno a me dire:”eh ma se le cercava, usciva con le amiche!”. Questa per me è la manifestazione di ignoranza più grande che ci possa essere.

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