Certi segreti devono rimanere tali

Chissà se lo conosci, se l’hai mai letto Javier Marìas. Sai, è grazie a lui se ho capito finalmente una cosa che mi pungeva lo stomaco da almeno un anno. Come spesso accade, la letteratura riesce nell’impresa di spiegarti la vita, almeno per qualche serafico secondo.

Ma andiamo con ordine.

(Sarà un post lungo, perdonatemi. Pieno di cose di cui mi fa male parlare, pieno di me. E di considerazioni che partono dai libri di questo autore spagnolo che adoro).

paragrafo blossom

All’inizio di questa storia ci sono io che sono, da sempre, una paladina della verità a tutti i costi. Non sapete quante relazioni fallite soltanto perché sono stata un’idiota incapace di fidarsi, mi sono trasformata in uno di quei mostri che sondano tutto alla ricerca di una bugia, di un’omissione che deve per forza esserci.

Così con te, ci sono domande che vorrei farti da mesi. Eppure ogni volta che ti incontro le ricaccio dalla gola allo stomaco, perché improvvisamente si fanno meno urgenti, perdono valore e peso. Sto con te, sto bene, che altro mi importa?

Il problema è che se quando sei con me le mie paure sembrano sciocchezze, appena me ne vado prendono vita e urlano come furie scatenate. E mi dico: quanto sono scema a non avere mai il coraggio di chiederglielo?

Immagine surrealista di tre donne sui cui corpi crescono fiori.

Ma poi, l’altra notte pensavo a tutte le enormi cose di me che non ti ho detto, a quelle che non ti dirò, a quelle che non POSSO e non voglio raccontare agli altri.

Come farei a raccontare agli amici che mi conoscono da sempre di te? Come a mia madre di Veronica? Come a chiunque di quel litigio tra me e A. che ci ha trasformato in due entità distanti?

Allora scelgo, l’ho sempre fatto, a chi raccontare cosa di me. Non si può parlare con chiunque di una violenza subìta, ma con chi ha il tuo dolore dentro sì. Non si può parlare di un amore tra donne dopo una frase omofobica che mi ha offesa a morte. Non racconterò mai a nessun collega con chi passo le mie notti, ma nemmeno ai miei amici, ma nemmeno a te, ora che non ci sei.

Al centro dei romanzi (stupendi) di Javier Marìas c’è un topos ricorrente, quello delle vite segrete delle persone. Ognuno di noi ha una o più vite segrete. Ne condividiamo parti con chi vogliamo, con chi ci capirà, con chi non ci giudicherà. Ma soprattutto: evitiamo di raccontarlo a chi causerà dolore. E poi, poi all’improvviso, nei romanzi come nella vita, questo equilibrio si spezza, senza che forse nessuno lo voglia davvero e si scoprono i lati di qualcuno che mai avremmo immaginato, belli o brutti che siano.

Spesso pensiamo che le persone attorno a noi agiscano a caso, in modo egoista, spesso ci deludono a morte e non le riconosciamo più. Ma poi accade anche di scoprire le vere ragioni per cui si sono dovute comportare in un certo modo, prendere delle scelte difficili, magari rinunciando a una parte importante di sé di cui noi non eravamo nemmeno a conoscenza.

Illustrazione vintage di donna e uomo che si baciano in mezzo ai fiori.

In tutti questi mesi, ogni volta che ti ho visto non te le ho fatte queste domande, e ora so perché. Ci sono parole, piccole verità che se mi racconterai distruggeranno l’immagine che la mia testa ha di te. Sono davvero cose fondamentali, che devo sapere a ogni costo?

Qual è il prezzo della verità?

Ognuno di noi ha dei lati brutti, fa cose terribili. Se non danneggiano nessuno, però, perché dovremmo raccontarcele? Ce ne vergogniamo già abbastanza, passiamo la vita a portare il senso di colpa, il dolore, perché quindi imporci anche questa ulteriore pena? Per vergognarci di fronte a chi amiamo, causando ferite a noi e agli altri?

D’altra parte, nel Vangelo si dice questa frase che ho sempre amato: la verità va gridata dai tetti. Ma che siano verità portatrici di bene, dico io, che siano verità utili, che conducano alla libertà, alla giustizia.

Se no, sai cosa? Io rinuncio volentieri a sapere certe tue verità. E tu spero saprai rinunciare a sapere cose che ci ferirebbero entrambi.

Perché, sai, io non ti voglio raccontare degli amori andati, delle cose sciocche che mi hanno fatto piangere, dei ricordi brutti di infanzia, delle scopate che non hanno contato nulla, non ti voglio raccontare di mio fratello che non c’è più, dei parenti fascisti di cui mi vergogno, delle stupidate fatte con gli amici, delle cose terribili che ho pensato di te quando abbiamo litigato. Sono tutte cose che mi rendono una persona brutta, meschina, che non voglio che tu incontri mai. Ma neanche quelle che ti farebbero soffrire, come la storia dei baci dati a sconosciuti mentre tu non c’eri, nella speranza di sfuggire al tuo potere — non ha mai funzionato. Delle ustioni sul corpo. Della relazione di dipendenza da chi ti ha preceduto, delle violenze subite, dei pugni e gli incubi di notte.

E, allora sì, io non sono i miei segreti, e tu non sei i tuoi.

Io sono la persona bella che voglio essere per te, e sono stufa di cercare verità a tutti i costi da chi amo. è un atto estremo di fiducia anche questo, accogliere i segreti altrui come tali. Ha ragione Marìas: essere veramente coraggiosi significa accettare di non sapere tutto dell’altro.

E questa è una scelta che ci permette di salvaguardare ciò che davvero è importante dal superfluo in cui spesso sguazziamo.

Non ti ho mai fatto quelle domande, è vero. Perché non erano le domande giuste, erano paure, mostri di paranoia, che ci avrebbero travolti, che mi avrebbero ferita in modo irrimediabile. Ma, appunto, mostri fatti di paura, che è una nebulosa: sono mostri piccoli e insignificanti, polvere da sparo che diventa pericolosa solo ad accenderla.

Sono ben altri i mostri che vanno combattuti, i segreti basati su bugie sleali, che tradiscono la fiducia riposta, pestilenziali e orridi mostri che intaccano tutto ciò che toccano.

paragfrafo uccello

Un’ultima considerazione sul concetto di “segreto”, e non può che essere etimologica (purtroppo avrete capito ormai che prendo l’etimologia come chiave di ulteriore interpretazione). Segreto deriva dal verbo latino secernĕre. Credo che da questa parola possiamo ricavarne due significati:

  1. secernere come “dividere”. E allora questi sono i mostri brutti di cui vi parlavo: i segreti sleali, che offendono altri, che andrebbero uccisi dalla verità. Perché sono segreti che appunto dividono, lacerano, sia ciò che c’è tra noi e gli altri, e sia noi stessi dentro.
  2. secernere come “mettere da parte”, separare dalle altre cose. Alla base c’è la decisione di “distinguere” qualcosa da altro, di riservagli un trattamento a sé. Ci teniamo qualcosa per noi, decidiamo di non dirlo a qualcuno, attribuendogli quindi lo status di segreto.

E allora sì, nella seconda accezione, certi segreti vanno custoditi, accettati, senza l’infantile pretesa di dover sempre conoscere tutto per forza degli altri e del mondo. Che in verità non sapremo mai nulla, nemmeno dei fatti storici dati come certi: non sapremo cosa agitava l’animo di chi ha firmato un armistizio di pace, non sapremo di certe lettere andate perse che hanno spinto a una decisione, non sapremo di certi amori che hanno saputo semplicemente nascondersi meglio.

E va bene così.

Teniamoci certi segreti nel cassetto, e se proprio c’è qualcosa da urlare al mondo allora: andiamo sui tetti e urliamo l’amore. Magari si scopre che è pure contagioso.

paragrafo blossom

(Consigli per la lettura: Domani nella battaglia pensa a me, Javier Marìas.)

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11 Comments

  1. “Secernere” come una ghiandola che produce il suo “secreto”.
    Ci sono essenze di vita che vanno messe in bottiglia e chiuse come quei preziosi profumi francesi che stavano un tempo sul petineuse delle ballerine del Moulin Rouge. Tra un ballo e una lacrima.

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  2. Il freddo non esiste per essere riscaldato, ma per essere condiviso. Ogni cosa è bella e brutta. Buona e cattiva. Leale e sleale. I segreti servono per farsi conoscere lentamente. Per non crollare a picco. Conosci il film di Paolo Genovese “Perfetti sconosciuti”? Mi hai fatto venire in mente quel film.

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    1. Sì, lo conosco. Devo dire che non ci avevo pensato mentre scrivevo questo post.
      Mi piace l’idea del segreto come “salvagente”, necessario a non affogare. Anche se d’altra parte c’è il rischio di una realtà che può essere messa tutta in dubbio, come accade nel film: fino a che punto conosciamo le persone con cui passiamo la vita?

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      1. Una deriva, in pratica…
        La vita è follia.
        C’è Dio ad essere normale e perfetto.
        Noi siamo anormali e imperfetti
        e il dubbio è parte costante della mente.
        Ecco perchè abbiamo un cuore.
        La vita è un piatto abbondante e caldo
        ma si fredda subito.
        Mangiamo*

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  3. C’è uno spazio intimo che nessuno deve varcare. Dire la verità è importante, ma non è prudente far sapere tutto di sè. Se qualcuno pretende che tu non abbia segreti o tu pretendi che l’altro non abbia segreti, si tratta di mania di controllo, non di sincerità. Specie se il segreto non ha niente a che fare con quella relazione.

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