Sullo sciacallaggio del dolore. E sul rispetto

Non voglio certo parlarvi della bile che mi provoca sentire i commenti di certi politici, i quali puntualmente all’annuncio di un nuovo attentato, di una strage, di una tragedia, colgono l’occasione per fare della propaganda politica. Certi individui che investono la forza del proprio messaggio esclusivamente sulla povertà e la disperazione della gente, sul dolore e sulla paura, non meritano una sola delle mie parole.

Sì, oggi è questa l’unica parola che ho di fronte: sciacallaggio.

Ma non parlerò nemmeno di chi va a farsi le foto davanti alla piazza x, al teatro y, all’aeroporto z. O del giornalista che ci porta sul luogo del delitto, dell’incidente stradale: ecco, qui a terra c’è ancora il sangue della vittima, ecco qui potete vedere che viene portato via il cadavere, ecco.

Vi dico che il giornalismo non è questo. Vi dico che non lo è nemmeno la comunicazione. Entrambi campi in cui sogno di lavorare. (Eppure sono disoccupata, mentre quegli individui indicano ai telespettatori, con un dito senza vergogna, il guanto del soccorritore, ancora a terra).

sciacallaggio comunicazione rispetto dolore

Non si può lavorare bene senza avere dei principi, senza portar rispetto alle persone con cui in qualche modo interagiamo. Siano essi gli intervistati, i clienti in un negozio, sia una persona dall’altra parte del telefono, sia un fattorino, sia il nostro capo o il nostro stagista. RISPETTO. Non si può parlare del dolore degli altri, senza capire cosa sia il rispetto per quel dolore. Di più: a volte è meglio tacere.

Così nel lavoro, così nella vita privata. Chi sono io per giudicare il tuo dolore? Non mi interessa se piangi per la scomparsa di una persona cara, per una gara persa, per l’ennesimo colloquio di lavoro andato male, per un animale domestico, per. Il tuo dolore vale quanto il mio, il nostro è un dolore universale. Ci sono, ti tengo la mano, ti abbraccio. Ma non serve che dica alcunché.

 

C’è tutta la vita per parlare. A volte, è meglio tacere.

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3 thoughts on “Sullo sciacallaggio del dolore. E sul rispetto

  1. Come scrivevo in un altro post…purtroppo i giornali vendono quello che la gente compra. Hai ragione a dire che c’è dello sciacallaggio, che questa morbosa esposizione delle disgrazie dovrebbe farci inorridire, ma se ce lo propinano probabilmente è perché il pubblico è quello che vuole. E questo è la cosa che mi fa più orrore di tutto

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