Dei manoscritti, e delle loro storie

Chi mi conosce un po’ sa bene che ho una passione per le cose vecchie, quelle consumate che raccontano una storia. Altrimenti, mica sarei filologa, no?

Ma, ecco, le persone sono come i manoscritti. Semplificando alla grossa, vi dico, ce ne sono di tre tipi:

  1. Il caos, la tribolazione

Quelli fitti fitti, a volte persino senza spazi tra le parole, in cui glosse e note tra le righe riempiono ogni spazio libero. Qui capita allora di trovare un testo di base, e poi il commento al testo di Tizio, e poi le note al commento del proprietario del manoscritto e. Insomma, un vero caos, non vi dico quando il ms passa in mano a più persone nei secoli.

2. Il ms del buon universitario

Quelli belli ordinati e organizzati, con tanto di rientri e particolari segnature, talvolta alternate nel colore, o capolettera a distinguere i paragrafi. Il testo spesso è organizzato in due colonne sulla pagina. Di solito, questi sono manoscritti più tardi, creati spesso per agevolare lo studio universitario. Insomma, in questo caso, l’organizzazione dello spazio tipografico è in servizio della forma mentis umana, della nostra predisposizione a numerare, fare delle liste, organizzare in elenchi puntati.

3. Il pezzo da collezione

Quelli che servono a dare prestigio. Qui non ci si fa mica il problema di consumare la pergamena, allora spesso il testo si dispone in una sola elegante colonna, con tanti capolettera e miniature che adornano le pagine. Non troverete note personali, è già tanto se venivano aperti per essere mostrati.

 

Ecco, da amante anche dell’arte, io vado in estasi per le miniature finissime di certi manoscritti, quindi considero i manoscritti di tipo 3 una meraviglia. Però, provate a prendere in mano un manoscritto vissuto davvero, e non da collezione. La prima volta che io l’ho fatto, ormai anni fa, mi sono detta: D., questa emozione vale tutto, il tuo percorso di studio insensato, le difficoltà che troverai dopo l’Università. Ho fatto una cosa che la maggior parte delle persone non farà mai: ho studiato le carte a cui altre mani hanno dato vita, ho scovato i pensieri di uomini vissuti secoli fa.

E sapete cosa ho scoperto? Che l’umanità non cambia, che crediamo di essere avanti dicendo frasi come “non siamo più nel Medioevo”, che abbiamo questa brutta tendenza a deprecare ciò che c’è stato e chi ha fatto la storia. Pensiamo sempre di essere l’avanguardia, il periodo storico che farà la differenza.

(Lo pensavano anche loro).

E, invece, cadiamo negli stessi sbagli di chi ci ha preceduto, soltanto perché hanno un nome diverso. Sono i manoscritti a raccontarmelo, ma i manoscritti sono le persone che lo hanno copiato, confezionato, venduto, letto e interpretato, riempito di note e pensieri che non c’entrano nulla. Come quando Petrarca, apprendendo la morte di Laura, annotò la data e l’ora sul codice virgiliano che aveva per le mani. Ma di questo forse, vi parlerò un’altra volta.

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Il poeta russo Alexander Pushkin spesso abbozzava i suoi personaggi, di fianco a delle descrizioni degli stessi. Un promemoria.

Riassumendo =

ps. Tutto questa pappardella per dire che il manoscritto del 3 tipo, quello da collezione, è un po’ come il profilo social di certe persone: tutto molto figo eh, ma non è vero. Invece, non c’è niente di più bello di lavorare su un manoscritto/persona del primo tipo, quello incasinato, sì, quello scritto a più mani, senza spazi, con note e glosse apposte in diverse fasi. Con disegnini, indovinelli, e chissà che non spunti pure una lista della spesa.

 

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