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5 cose per quando sarò ricca

Sì sì, lo so che manco da molto e sono tacciabile di incoerenza e altre mille ragioni che mi portano a dire: ma chi ve lo fa fare di leggermi? Eppure siete qui, quindi ve li beccate, i miei propositi per quando sarò ricca (o perlomeno una parte). E sì, non uso un periodo ipotetico perché si dice che a sognarle con poco ardore, poi le cose non succedono. O perlomeno io la penso così. Quindi:

1) un viaggio in Argentina, tipo subito

2) QUEI libri che voglio da anni ma che costano troppo (tipo tutti quelli sui bestiari medievali, quei libri meravigliosi della Taschen e così via)

3) fare certi regali a certe persone (perché sono anni che sento storie tanto tristi e dolci e che prometto di elargire cose a destra e manca)

4) una (seconda) casa al mare. Perché da vecchia voglio fare colazione nella mia veranda che dà sul mare mosso d’inverno, guardare fuori con sguardo sapiente e scrivere romanzi di poco successo. E d’estate sdraiarmi in spiaggia a guardare le stelle di notte (coi reumatismi che mi affliggono e una copertona addosso).

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♛ nota: sono soltanto al quarto punto e già mi sto abbandonado a sogni romantici intrisi di pathos.

5) Sky cinema, e ho detto tutto (mi accontento davvero di poco).

 

Ci sono poi altre cose, ma non si dicono ad alta voce, perché poi altro che voli pindarici.

E poi basta, perché la verità è che alla fine ciò che voglio dalla vita sono le persone, e i soldi non sono poi molto a confronto.

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Un orso polare bipolare

Non aspettatevi troppa coerenza da una come me, ve ne prego. Il fatto è che passo facilmente dalla disperazione più acuta a un’euforia invadente e contagiosa.

Va da sé che il titolo non c’entri nulla con ciò di cui vi parlerò.

è stato il seme di un dubbio improvviso, scoppiatomi nel cervello mentre pranzavo oggi, godendomi la mia unica ora al giorno di televisione con un programma spazzatura, (di quelli che amo tanto, per intenderci). Dico sempre: tanta cultura, libri e serietà, ogni tanto c’è da mettersi davanti a Real Time per capire quanto male va il mondo.

Non era Appuntamenti da incubo, né Chi diavolo ho sposato?, né My strange addictionPazzi per la spesa. Questa è una novità di canale 31, che trovate a mezzogiorno: coppie di sconosciuti che escono a cena. Un appuntamento al buio, ma scoppierà la scintilla?

Beh, a me è scoppiato sto seme del dubbio, invece. Sullo schermo questi due tizi strambi, lui editore francese, un po’ scassapalle, e lei bipolare, fissata col sesso. E ho pensato: Dio, come sono carini assieme! Lei, la bipolare dico, si mette a raccontare di quando ha abbandonato il marito per scappare con un uomo di dieci anni più giovane di lei, lo fa sorridendo, ma all’improvviso gli occhi lucidi: “Ho fatto tanto soffrire quell’uomo e i miei figli”. Poi si scusa: “Scusate, rido e piango assieme, sono bipolare. Mi è stato diagnosticato un anno fa”.

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Tac. Il seme scoppia.

(E non sapevo nemmeno fosse lì).

Ho fatto 2 + 2, depressione + euforia + malata di sesso = oddio, sono bipolare?

E lì, ho fatto la cosa che non bisognerebbe fare mai: fare una ricerca su Google. Il risultato, questo, mi ha dato la conferma: ecco che cos’ho! Sono chiaramente bipolare. Forse un po’ ninfomane, sicuramente paranoica.

Ecco, fate passare i post di questo blog: felicità, tristezza, tristezza, disperazione, felicità, euforia pura, ilmondofaschifo, depressione, tristezza, felicità. Ho aperto il diario che giace sepolto sotto una caterva di libri, sul mio comodino: nel giro di pochi giorni ti odio e poi ti amo, e poi ti odio di nuovo; oggi credo che posso farcela, domani che non c’è speranza.

Bipolarismo. In continuo transito tra due poli, la felicità e la tristezza, il successo e il fallimento. Ehi, non è forse questa la vita di tutti? Il nero, e il bianco. E noi viaggiamo in continuazione tra due vette, tra inferno e paradiso, lo facciamo di continuo. Basta una parola sgarbata da parte del fidanzato, basta il sorriso di uno sconosciuto, basta che oggi piove e hai perso il tram, basta che un collega ti dica “bel lavoro”. Tristezza e felicità, non le possiedi mai entrambe come vorresti.

A voi non capita, forse? E sapete cosa? Anche se lo dovessi essere soltanto io, non m’importa. Non darò certo un nome a come sono fatta.

 

(Consigli per gli ascolti: Ermal Meta – Umano)