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Le cose che succedono in mezzo

Qualche mese fa vi raccontavo (QUI) di una stanza piena di persone che, come me, speravano di superare il primo di una serie di test per entrare in un master. Eravamo più di cento e, quando ho scoperto di essere passata… Beh, questa vale la pena raccontarla: mi trovavo nel bagno della Rinascente (che bella immagine), aggiornando la pagina dei risultati per la millesima volta quella giornata. Ma eccoli, finalmente i risultati. L’ho dovuto leggere quattro o cinque volte: il mio nome e di fianco un bollino verde. Mi sono sciacquata il viso in mezzo a questo gruppo di donne cinesi, russe, della Milano bene, che per quanto ricche in fila per un bagno diventano più burine di chi è nato nei sobborghi delle risaie novaresi, come me. Mi sono divincolata dalle loro gomitate fameliche e sono uscita dal bagno: A. mi ha guardata e dal sorriso ha capito, mi ha brancata e sollevata di peso ripetendomi: “Lo sapevo, testina, lo sapevo”. Non ho ancora deciso, gli ho risposto, e se non fossi capace?

Ecco. Accadeva a marzo.

La verità è che avevo già deciso, ma da un sacco tipo. Da quando avevo dieci anni e dicevo: da grande farò i libri. Quei cosi bellissimi che non hanno gambe ma camminano per il mondo.

le cose che succedono nel mezzo

Eh sì, ho iniziato questo master in editoria. Dalla mia parte, gli amici di sempre che dicevano: finalmente ti sei decisa. E qualche coetaneo: apprezzo la tua capacità di inseguire un sogno ora, mentre noi ci siamo accomodati tempo fa con ciò che c’era. E tutti gli altri a dirmi: ahia.

In questi mesi ho: perso molti treni e qualche diottria a correggere bozze, letto un sacco (ma davvero un sacco), incontrato alcune piccole persone meravigliose che danno un senso alla vita, creduto nei miei sogni come mai. E poi ho perso. Perso un sacco. E poi ho ricominciato, ogni volta da capo. Perché è così che si impara meglio, tornando all’origine, scavando per trovare la ragione di tutto. In questi mesi, allora, ho riso fino alle lacrime, ho fatto la scema, ho trovato il coraggio di fare cose che… Dannazione, non ci credereste. Mi sono fatta davvero il culo, ma ne è valsa davvero la pena. HO OSATO. Mi sono ricordata come si fa, quanto è bello farlo.

E ora sono qui, alla fine di questo master, alla fine di questi mesi tosti, all’inizio di qualcosa di nuovo che sta per arrivare.

(Cosa mi diresti ora, tu?)

 

C’è un inizio, c’è una fine.

Ma è tutto ciò che succede nel mezzo ciò che conta. Sono i corpi stropicciati sulle lenzuola, sono gli abbracci degli amici lontani, è una voce sola in mezzo a tante, è una granita seduti al bar parlando di letture, sono le mille storie lette, gli incontri buffi sul treno, un uomo anziano che piange chiudendo un libro, le confessioni tremando ancora d’amore, i pranzi seduti sui gradini, gli sguardi d’intesa da capi opposti della metro o di una classe, i sogni sussurrati, le promesse reciproche. Gli elenchi lunghissimi.

È tutto ciò che succede nel mezzo, quello che non ti aspettavi. La vita.

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La paura di fallire e il diavolo

Fallire è un verbo con un’etimologia complessa. In realtà, semplicissima: deriva dal lat. FALLERE>fallire, con passaggio dalla terza alla quarta coniugazione.

Oggi con “fallire” intendiamo quando non ce la facciamo in qualcosa, quando perdiamo, quando scivoliamo. Ecco, il significato moderno è proprio collegato al concetto di “caduta”, come se la nostra impresa fosse una gara in cui stiamo dando il meglio di noi ma, all’improvviso, appoggiamo male il piede, la caviglia cede e noi ci troviamo col culo a terra.

In latino FALLERE significa ingannare, però, non sbagliare. Come ci siamo arrivati alla caduta, dunque? Beh, il significato moderno di “fallire” inizia a prevalere a un certo punto durante il medioevo, quando il verbo viene collegato intrinsecamente alla figura del diavolo. Ci sono due passaggi:

paura-di-fallire-etimologia

1) diavolo = ingannatore

Nei testi e nei commenti medievali il diavolo viene sempre indicato come “il bugiardo” o “l’ingannatore”, vedetelo nel volgare che preferite: è il fellone del fiorentino, è il fels/felh/fellon della lingua d’oc, e così via per francese e spagnolo. Prendiamo un’occorrenza a caso di “diavolo” sul TLIO:

Et Domeneddio disse: che ‘l diavolo è padre de la bugia e de la menziognia. (Andrea da Grosseto, 1268, tosc.)

2) diavolo = caduto, IL perdente

Il passaggio da “ingannatore” a “perdente” è legato al concetto negativo della caduta del diavolo, tanto negativo che l’Inferno per Dante si sarebbe creato dal ritrarsi della Terra per ribrezzo nei confronti di un tale essere. Infatti, il bugiardo per eccellenza, Satana, nell’ottica cristiana e, dunque, medievale è anche il fallito per eccellenza, un perdente. Finisce intrappolato nel regno dell’oscurità, un luogo senza stelle, maleodorante e colmo di dolore.

Il peccato è brutto, il peccatore pure. Per capire quanto sia fondamentale questa opposizione, basta pensare a tutta l’agiografia antica: non c’è storiella, leggenda o vita di santo in cui il profumo di santità non venga contrapposto al puzzo raccapricciante del peccato. (Anche da qui, in un certo senso, nasce l’immagine negativa della povertà, anche se procedendo con una logica in senso contrario: scarsa igiene e puzza = peccato).

 

E niente, ragionavo su questa cosa qualche settimana fa, pensando alla mia paura di fallire. Vi ricordate cosa vi ho raccontato l’ultima volta? (In Morti di fame, ma nativi digitali). Ecco, la devo smettere di avere paura. Ma non perché ce la farò sempre, o supererò brillantemente ogni prova, selezione, difficoltà. Piuttosto perché, anche se perderò, avrò vinto, e non è una questione di provarci. (Per me non esiste il TRY, esiste il DO or DO NOT, ho un’ottica Jedi da quando ho tre anni, prima ancora di sapere chi fosse Yoda).

È che io non inganno, è che con la radice di fallire non c’entro proprio niente. Chi vive con la logica del mors tua, vita mea ha già perso in partenza, fallendo su tutti i frangenti che rendono un uomo tale: la fiducia, la compassione, l’empatia, la cooperazione. Anche se arriverà primo (e magari verrà osannato dalla società), sarà un fallito.

E, conficcato nel suo antro di mondo perfetto, si perderà le stelle. (E quinci uscimmo…)

 

(Consigli per gli ascolti: Elastic heart – Sia, che ha pure un video bellissimo).

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10 parole che amo

Delizia delle orecchie, obbrobrio meraviglioso se lette da chi ha la erre o la esse moscia:

nonsense-parole-che-amo

  • Grissinificio
  • Massachusetts
  • Pusillanime
  • Uroboro
  • Nonchalance
  • Villipendio
  • Esoso
  • Ossesso
  • Plumbeo
  • Sozzo / Sozzezza

 

Ho deciso di fare inutili liste come queste più spesso. Perché l’uomo ama da sempre l’elenco, e un gran professore italiano ci ha fatto su pure un libro. No, sul serio, non c’è alcuna motivazione sensata, amo i nonsense.

(Consigli per gli ascolti: Janis Joplin – Cry baby).