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Rasputin: 33 cm di amore, pt. 2

Qualche settimana fa vi ho già detto un po’ di cose su Rasputin, il depravato. Orbene, se non l’avete già letto, dovreste farlo prima di cominciare questa seconda parte (la prima la trovate QUI).

Una piccola premessa che avrei dovuto fare già nello scorso post riguarda l’etimologia incerta del cognome “Rasputin”, che per alcuni potrebbe proprio derivare da “depravato”. Insomma, nomina sunt consequentia rerum (e non ditelo a me che sono una qualsiasi figlia del selvaggio Dioniso).

Provolone e stupratore de lonh

Dunque, il nostro Rasputin è passato alla storia come un uomo dall’appetito sessuale impossibile da contenere e domare. Già abbiamo parlato dei suoi presunti poteri guaritori, ma per capire quanto sia originale la leggenda attorno al santone è necessario nominare le diverse accuse di abusi sessuali perpetrate da donne di ogni statura ai danni del povero Rasp. Un sacco di denunce, tutte smentite dalle autorità e dalle donne che si vedevano costrette ogni volta a farle decadere: perché sì, gli abusi accadevano ogni qualvolta Rasputin si trovasse lontano, molto lontano da casa, in viaggio a centinaia di chilometri da lì. Vien da sé che spuntò anche la leggenda sulle capacità del santone di teletrasportarsi dove volesse, ovviamente per infilare le mani sotto le gonne delle povere fanciulle, ovviamente pronto a violentarle senza alcuna pietà.

rasputin lunghezza pene.jpg

 

Ma a uno così, uno con una fama simile che lo precedeva, cosa gliene fregava di andarsene a violentare contadinotte qualsiasi? Perché Rasputin era intelligente e affabulatore, incantava tutti con le parole e uno sguardo magnetico; fu così che, dicono, sedusse fiotti di donne di corte. Quindi, non solo la zarina, ma pure le amichette ricche con la pelliccia di ermellino.

Nemmeno Fra’ Cipolla

Ma, visto che mantengo sempre le promesse, ora vi parlerò del membro di Rasputin: 33 cm, ma davvero? 13 pollici, 1 piede, sì. Esatto. Ora, per i meno pavidi: andate a farvi una ricerchina su Google Immagini, che troverete qualche foto.

La domanda che dovreste farvi è: come facciamo a saperlo? Se siete come san Tommaso, potete fare un salto al Museum of Erotica di San Pietroburgo, dove la verga leggendaria è tuttora conservata. La seconda domanda che sorge spontanea: come, ma soprattutto perché? Sembrerebbe che ad asportare il pene a Rasputin fu una delle sue amanti, una cameriera a quanto pare disposta a separarsi dalle belle parole ma non da un organo che le regalò tanto piacere in vita.

Da lì, il membro passò di mano in mano (sì, ogni doppio senso di questo post è voluto): da quelle della cameriera a una setta di donne che lo acquistò come fosse una reliquia degna di venerazione, e da lì alla figlia stessa di Rasputin, Marie, che se lo portò con sé fino in America dove si era trasferita.

Anni dopo la morte di Marie, avvenuta nel 1977, il membro fu trovato da Michael Augustine, avvolto in un drappo di velluto, insieme a una serie di scritti di Marie. E decise di farci quattro soldi, vendendolo a una casa d’aste. Se non fosse che… Si trattava di un cetriolo di mare.

rasputin membro.jpg

Ora, fermi un attimo. Un cetriolo di mare, sì. Avete presente com’è un cetriolo di mare? Un’altra veloce ricerchina su Google Immagini, forza.

Insomma, come fare ad attribuire a Rasputin quella cosa con dei pungiglioni alieni? Bene. La vera reliquia del santone sparì dalla circolazione per qualche anno fino a quando, (miracolo!), nel 1994 il Museum of Erotica la espone, dicendo di averla comprata per 8000 dollari da un antiquario francese. Rimane un dubbio: perché il membro è esposto immerso in un liquido (ed è subito Futurama), quando la leggenda vuole che il pene di Rasputin fu essiccato?

Esibizionismo is the old way

E riguardo a questo dono di natura cosa ci dicono i contemporanei di Rasputin? Lo stesso santone, a quanto pare, era conscio dell’eccezionalità del proprio fallo, tanto da esibirlo pubblicamente. Eh sì perché, a quanto pare, quando Rasputin alzava un po’ troppo il gomito durante le cene in compagnia, finiva col tirarsi giù le braghe e mostrare ai commensali le proprie doti, sbatacchiando il batacchio sul tavolo, per mostrarne il vigore.

Comunque sia, tale era la leggenda della potenza sessuale del santone che, ai suoi tempi, si credeva ci fosse un ottimo e semplice modo per curare l’impotenza: sedersi sulla medesima panchina o sedia usata da Rasputin. Una guarigione per osmosi, suppongo.

 

Direi che per concludere questo excursus sul santone russo non c’è miglior cosa di una citazione di Woody Allen: “La mia rottura con Freud è avvenuta sulla questione dell’invidia del pene: lui credeva che fosse limitata alle donne”. E forse, è perché non aveva conosciuto il nostro Rasputin.

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Rasputin: 33 cm di amore

Rasputin è uno di quei personaggi storici il cui mito lo precede: un santone dagli inquietanti poteri guaritori e profetici, o un uomo molto furbo dagli insani appetiti sessuali?

Probabilmente entrambe le cose, chissà. Una cosa è certa: Rasputin è stato un uomo non compreso, e quindi temuto. Si dice che l’ignoranza generi mostri, ecco in questo caso il non saper spiegare razionalmente il potere di Rasputin ha fatto di lui un mostro agli occhi del grande pubblico. Credo che pochi uomini nella storia abbiano avuto così tanti nemici, accuse di stupro e di omicidio, così tanti tentativi di assassinio e leggende triviali.

Giochiamo a un gioco: VERO O FALSO? (Che spirito burlone che ho, oggi).

1. Era davvero amante della zarina?

Introdotto nel 1905 alla corte dello zar Nicola II, Rasputin rimase per tutta la vita un riferimento costante per la famiglia reale, che non perdeva occasione per allontanarlo da corte, intimorita dalle doti del santone, né di richiamarlo ogni qual volta qualche parente, amico o animale stesse morendo. E Rasputin curò (e guarì) ogni volta il moribondo bisogno, non rifiutandosi mai di dare il proprio aiuto allo zar.

Questo rapporto stretto con la famiglia reale, probabilmente, fu una delle ragioni che gli costarono le prime inimicizie: consideriamo che siamo nel periodo che precede di pochissimo l’ottobre rosso che tanto cambiò le sorti della Russia. Gli amici dello zar erano nemici della rivoluzione. Lui, uomo di Dio, non poteva che essere l’incarnazione del diavolo. Da qui, la voce della sua relazione con la zarina.

rasputin e il suo pene

VERO O FALSO? Sono pervenute a noi pochissime fonti scritte, alcune missive tra la zarina e Rasputin che, secondo alcuni storici, potrebbero confermare come l’uomo fu effettivamente amante di Aleksandra Fëdorovna. Certo, non è un puccipucciamorino moderno, ma dalle parole che gli rivolge la zarina si intende che c’era qualcos’altro:

“Tornerò tra otto giorni. A te sacrifico mio marito e il mio cuore. Prega e benedici. Baci e affetto, mio caro”.

(Certo è che a sacrificare un marito poco amato come patto d’amore sono capaci tutti, eh).

2. La cappella del peccato

No, non è ancora ora di parlare di ciò che state aspettando dal titolo, viziosi. Rasputin aveva una cappellina nel suo giardino privato, dove organizzava riunioni di preghiera. Ora, immaginatevi un grasso contadino di inizio ‘900, che con accento russo vi dice, mimando fastidiosamente il gesto delle virgolette: “riunioni di preghiera”.

Ebbene sì, perché nel villaggio dove abitava Rasputin, ben altro si diceva del santone: riti orgiastici per tutta notte. Più volte l’uomo fu accusato di far parte di una setta eretica, quella dei Chlysty, con cui effettivamente si dice che Rasputin condividesse almeno una teoria: il peccato fa parte della redenzione, quindi un buon modo di superare gli impulsi sessuali è di sfogarli alla massima potenza, in “riti purificatori”, orge, sesso di gruppo.

In pratica, per superare il mio bisogno di cioccolato, una volta al mese dovrei affogarmi di Nutella. Qualcosa di simile.

VERO O FALSO? Rasputin era un uomo di fede più che un uomo di chiesa, e questo me lo rende particolarmente simpatico. Recatosi a Gerusalemme per un pellegrinaggio, abbandonò l’ambiente definito da lui corrotto, dopo aver visto due frati intenti in atti osceni dietro a un cespuglio. Insomma, non era tutto questo essere libertino, e nelle orge me lo vedo poco. (Anche perché il suo membro enorme avrebbe catalizzato l’attenzione di tutti come il Sacro Graal in una stanza buia… Ma di questo vi parlerò dopo).

Quindi, falso direi. Anche se, Rasputin una cosa la affermava: il sesso è parte di noi, dei nostri impulsi, e così ci ha creato Dio, come animali che godono, quindi perché mai dovrebbe esserci qualcosa di peccaminoso? (Applausi).

 

Okay, vi ho un po’ preso in giro, oggi non vi parlerò delle dimensioni mastodontiche del pene di Rasputin. Ma settimana prossima sì e vi racconterò anche tanti altri aneddoti divertenti attorno a quel depravato di Rasputin.

Nel frattempo, fatevi un giro sul resto della rubrica: QUI trovate tutti gli altri post di “Cose che non sapevi di voler sapere”.

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Cleopatra la bruttina e il bagno nel latte

Penso a Cleopatra e penso ai suoi lunghi bagni nel latte di asina. Mi succede così, quando devo invidiare qualcuno, io invidio lei, la regina delle regine. Affascinante e incredibilmente intelligente, Cleopatra ammaliava tutti e persino gli uomini più potenti del mondo cadevano ai suoi piedi come pere cotte.

E allora sì, quando in vasca chiudo gli occhi e penso, io invidio i litri di latte che la circondavano. Ma fosse anche cioccolato, fosse champagne, meraviglioso. Datemi un grammo del suo charme.

  • 1. Cleopatra non era bella

Figura tragica, inafferrabile, piuttosto di diventare la schiava d’altri si uccise. L’hanno impersonata le donne più belle di ogni epoca, è stata dapprima rappresentata nella scultura assimilandola all’immagine della bella Venere, e da lì ogni secolo ha prodotto le sue opere d’arte secondo i canoni del tempo (molto abbondante nei dipinti del Barocco, ombrosa e maledetta nel Romanticismo, perfetta come Liz Taylor col grande cinema degli anni ’60).

Ecco, abbiamo sbagliato tutti. Perché è vero che Cleopatra poteva permettersi di fare innamorare chiunque, ma per farlo non serve certo la bellezza. Ci dice Plutarco (Vita d’Antonio):

A quanto dicono la sua bellezza in sé non era del tutto incomparabile né tale da colpire chi la guardava; ma la sua conversazione aveva un fascino irresistibile, e da un lato il suo aspetto, insieme alla seduzione della parola, dall’altro il carattere, che pervadeva contemporaneamente i suoi colloqui, erano un pungiglione penetrante. Dolce era il suono della sua voce quando parlava; la lingua, come uno strumento musicale dalle molte corde, la piegava facilmente all’idioma che voleva usare.

Insomma, coltissima, conosceva e sapeva conversare in diverse lingue, aveva molti amici dotti del Museo e della Biblioteca alessandrina. Come si dice, il ricordo di un bel viso svanisce con le primavere, ma una conversazione intelligente te la porti nella tomba. Anche perché, studiando i ritratti più antichi e le effigi sulle monete, gli storici sono concordi nel ritenere che Cleopatra non avesse un profilo bellissimo e che, anzi, soffrisse di prognatismo. Ciò non le ha impedito di spingere i due uomini più potenti dell’epoca a fare follie d’amore per lei: Marco Antonio addirittura dispose nel suo testamento che il suo corpo fosse inviato all’amata per essere inumato ad Alessandria. Ma soprattutto, in vita, le regalò la Biblioteca di Pergamo. (E non so voi, ma un uomo che mi regala LA biblioteca per eccellenza, io lo amo per l’eternità).

cleopatra-bagno-latte-asina

  • 2. Il bagno nel latte di asina

Si dice che per produrre il latte necessario ai suoi bagni di bellezza quotidiani la regina fosse fornita di una scuderia di ben 700 asine, un’immagine che è entrata prepotente nell’immaginario attuale anche a causa di qualche film hollywoodiano, poco avvezzo a controllare le fonti storiche (vedi Asterix e Obelix: missione Cleopatra). Da Cleopatra ad altre figure storiche discusse e affascinanti il passo è breve: anche di Paolina Bonaparte, sì proprio lei, si raccontano i lunghi bagni nel latte tiepido d’asina, scandalosi. E poi tutte le grandi amanti della storia, senza dimenticarci di Messalina, che ovviamente si sarebbe lavata e curata il corpo col miracoloso latte d’asina, capace di prevenire le rughe.

Ci deve essere un collegamento tra questo latte e lo scandalo, tra l’erotismo e l’indignazione.

Ecco, in realtà, nessuna fonte ci ha tramandato alcuna notizia riguardo i bagni di Cleopatra e il falso storico sarebbe nato soltanto in seguito, scambiando la protagonista della leggenda. Infatti, siamo in un’altra epoca e in un altro contesto e a parlarcene è Plinio il Vecchio: Poppea, anche lei colpevole di aver affascinato e traviato Nerone, si sarebbe concessa un bagno di bellezza quotidiano, immersa in latte d’asino. Un vizio di cui non sapeva proprio fare a meno, tanto che si sarebbe portata dietro  asine durante qualsiasi viaggio lontana da casa.

Che vi devo dire, probabilmente oltre alla mascella in avanti e al nasone, Cleopatra aveva pure le rughe quindi. Ma a me piace proprio per questo, questa Cleopatra saggia e devota all’amore, questa Cleopatra dolorosa e pronta a tutto per la libertà:

«O amato Antonio, poco fa ti seppellivo con mani ancora libere; […] nascondimi invece e seppelliscimi qui con te, poiché degli infiniti miei mali nessuno è grande e terribile quanto questo breve tempo in cui sono vissuta senza di te».

 

(E poi non venite a dirmi che non sono romantica. Consigli per gli ascolti: Stay – Rihanna).

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Il sesso che ci facciamo

Visto che mi piacciono le note stridenti, far accapponare la pelle, la pietra dello scandalo, pensavo che dopo un post su un funerale ce ne stesse proprio bene uno sul sesso.

Perché vedete, il sesso è vita.

 

Il sesso che ci facciamo è qualcosa che fa male, è qualcosa che fa bene. La mano tesa a curarmi questa notte è la stessa pronta a uccidermi tutte le notti che seguiranno, vuote di te.

Il sesso che ci facciamo sono le tue parole improvvise e piene di desiderio, sono i miei silenzi inginocchiata tra le tue gambe. Io sono la tua dea, io sono peggio di tutte le tue schiave. Dammi da bere di te, neanche potessi scioglierti nella mia bocca e restare. Il nostro è un effimero tentativo di possederci, di fermare il moto perpetuo che ci tiene lontani, di cancellare la paura.

Il sesso che ci facciamo mi guarisce l’anima, umiliandomi il corpo. Il mio corpo si piega inerme sotto i tuoi colpi, si arrende alla corsa, si lascia legare e plasmare in forme mai viste. Ti sento nello stomaco mentre, lo sguardo fisso negli occhi, mi dici: mia.

(E allora, fanculo secoli di femminismo, tutte quelle cose che dico sulla mia libertà individuale, nobody’s wife de che).

il sesso che ci facciamo

Ti dico: tua. Ma lo faccio urlando, sono solo un animale che tu stai scuoiando vivo, sono il dolore primigenio del mondo, sono il saluto del neonato all’universo.

Il sesso che ci facciamo è una condanna. Una vera bruttura da parte di chi ci ha fatti incontrare, per poi non riuscirci a lasciare più. E così, persino dall’altra parte del mondo, chiudiamo gli occhi e godiamo dell’altro, con la cattiveria nel cuore di voler allontanare dal nostro letto al più presto chi ha osato entrarci senza essere te, senza essere me. (Mio, ti dico, tuo, rispondi.)

Il sesso che ci facciamo è un coltello che unisce. Mi abbracci e non capisci perché io soffra tanto, quando mi dici che non c’è nulla di sbagliato, in me.

Il sesso che tu mi fai è il marchio di chi mi ha fatto male con una parola, con una violenza, con un abbraccio o un bacio negato. Le tue mani riempiono i singhiozzi, le tue spalle inondate dai miei occhi, il pavimento freddo contro la schiena.

 

E piango, amore mio, perché tua non sono, piango, perché non appartengo a nessuno. And every demon wants his pound of flesh.

(Consigli per gli ascolti: Florence + The Machine – Shake it out)