0

La fides: amarti come un ladro

Quando taci, quando chiudi a chiave i tuoi demoni, quando ti giri dall’altra parte del letto, ti sei mai chiesto cosa mi stai facendo?

Quando parlo di fiducia, sto pensando anche alla fides e alla fede. Dividiamo le persone che conosciamo in due gruppi: persone che meritano la nostra fiducia e persone che rimangono fuori da un certo recinto che preclude un lato molto intimo di noi.

Meglio dare fiducia e, quindi, affidarsi a pochi individui. Anche uno solo.

A chi amo do la mia fiducia, la fides (lealtà, ma molto di più) e la mia fede più totale. Un po’ come dare in mano a qualcuno una chiave in grado di distruggerti. Da chi amo pretendo fiducia, fides e la sua fede. Il che diventa complicato quando l’altra persona non crede a niente, ma questo è un discorso a parte.

je-vais-tamer

Allora, cosa succede quando apriamo la nostra anima a qualcuno, quando gli permettiamo di oltrepassare il recinto? è un po’ come mettersi a costruire una strada tra i nostri cuori, una connessione privilegiata che ci permette di correre dall’altro, affacciarsi dentro e guardare se è tutto a posto. E no, non è mai tutto a posto.

Ma. C’è un ma, sì. Quanto è pericoloso? Tantissimo. Capisco che tu non voglia farti sbirciare dentro, che mi tenga lontana, che abbia paura di ciò che possa farci con tutto quel caos che ti uccide pian piano. Perché sì, succede che a volte qualcuno se ne approfitti, ed entri a farsi un giro dentro di noi coi piedi ancora sporchi di terra. Succede che a volte veda qualcosa e decida di rubarcelo, e portarcelo via. Succede che vada a raccontare in giro ciò che nascondiamo.

Che faccio, chiudo tutto e butto la chiave?

Sai, è un po’ come far vincere il buio. Perché a volte è bene lasciare che qualcuno si faccia i fatti nostri, che ci ascolti, che si spaventi, che ci alzi da terra, che ci dia un ceffone, che dia una ripulita a quel casino che portiamo appresso, che apra le finestre. Per quanto ce ne vergogniamo, per quanto faccia male.

Ti ho dato la mia fiducia, la mia fides e pure la mia fede, senza paura che la giudicassi. E sì, pretendo lo stesso da te. Se c’è una bomba che mi stai nascondendo, la disinnescherò mentre sei distratto, e poi. Poi veglierò su di te mentre dormi, ti terrò d’occhio mentre sei lontano, tapperò i buchi di fronte a te mentre cammini di fretta.

A volte amare è un lavoro da ladri.

(Ma con te, è bellissimo).

 

(Consigli per gli ascolti: Je vais t’amer – Michel Sardou (o la versione di Louane per gli amanti delle commedie francesi)).

Annunci
5

Il sesso che ci facciamo

Visto che mi piacciono le note stridenti, far accapponare la pelle, la pietra dello scandalo, pensavo che dopo un post su un funerale ce ne stesse proprio bene uno sul sesso.

Perché vedete, il sesso è vita.

 

Il sesso che ci facciamo è qualcosa che fa male, è qualcosa che fa bene. La mano tesa a curarmi questa notte è la stessa pronta a uccidermi tutte le notti che seguiranno, vuote di te.

Il sesso che ci facciamo sono le tue parole improvvise e piene di desiderio, sono i miei silenzi inginocchiata tra le tue gambe. Io sono la tua dea, io sono peggio di tutte le tue schiave. Dammi da bere di te, neanche potessi scioglierti nella mia bocca e restare. Il nostro è un effimero tentativo di possederci, di fermare il moto perpetuo che ci tiene lontani, di cancellare la paura.

Il sesso che ci facciamo mi guarisce l’anima, umiliandomi il corpo. Il mio corpo si piega inerme sotto i tuoi colpi, si arrende alla corsa, si lascia legare e plasmare in forme mai viste. Ti sento nello stomaco mentre, lo sguardo fisso negli occhi, mi dici: mia.

(E allora, fanculo secoli di femminismo, tutte quelle cose che dico sulla mia libertà individuale, nobody’s wife de che).

il sesso che ci facciamo

Ti dico: tua. Ma lo faccio urlando, sono solo un animale che tu stai scuoiando vivo, sono il dolore primigenio del mondo, sono il saluto del neonato all’universo.

Il sesso che ci facciamo è una condanna. Una vera bruttura da parte di chi ci ha fatti incontrare, per poi non riuscirci a lasciare più. E così, persino dall’altra parte del mondo, chiudiamo gli occhi e godiamo dell’altro, con la cattiveria nel cuore di voler allontanare dal nostro letto al più presto chi ha osato entrarci senza essere te, senza essere me. (Mio, ti dico, tuo, rispondi.)

Il sesso che ci facciamo è un coltello che unisce. Mi abbracci e non capisci perché io soffra tanto, quando mi dici che non c’è nulla di sbagliato, in me.

Il sesso che tu mi fai è il marchio di chi mi ha fatto male con una parola, con una violenza, con un abbraccio o un bacio negato. Le tue mani riempiono i singhiozzi, le tue spalle inondate dai miei occhi, il pavimento freddo contro la schiena.

 

E piango, amore mio, perché tua non sono, piango, perché non appartengo a nessuno. And every demon wants his pound of flesh.

(Consigli per gli ascolti: Florence + The Machine – Shake it out)

3

Quando lui dice: ti amo, e tu: grazie

Oggi ho letto da qualche parte lo stralcio di una lettera d’amore inviata da Antoine de Saint-Exupéry, una roba dolce e romantica da far venire il diabete. E ho pensato: oddio, perché nessuno mi ha mai mandato una lettera così bella?
1) Non si inviano più le lettere;
2) Se un uomo lo facesse, io non gli risponderei.

E alla fine arriva sempre il momento, quel momento, quello in cui una persona con cui stai bene, ma tanto, rovina tutto dicendo: ti amo. Quasi sempre dopo il sesso, quando siete nel letto sfatto e tu hai l’autostima a mille e ti senti la dea Hathor e Venere e Afrodite (che poi sono tutte la stessa cosa). La prima volta è sempre lì, lui si gira, ti guarda negli occhi e (forse per ringraziarti dell’orgasmo, forse chissà), ti fa quello sguardo. E tu lo riconosci e l’omino che hai nella testa attiva l’allarme generale.
Il più delle volte riesce a evitare la catastrofe, ti fa uscire con frasi tipo: devo fare la pipì, ma quanto sei carino sembri un bambino, vuoi che ti schiaccio i punti neri, ma questi capelli bianchi da quando ce li hai?
Altre volte no, e allora il tuo cuore batte all’impazzata, perché lo sai che arriverà e. Ti amo. (Da adesso mi chiamerai amore, come mi hanno chiamata tutti? Come hanno chiamato le altre dopo di me? Come chiameremo chissà quanti, chissà).

Rispondere a un ti amo con garbo, è possibile? Io l’ho fatto così:
a) grazie (è quello che ho utilizzato di più, ma può spezzare il cuore dell’altro)
b) sorridendo
c) lo so (e poi ridi. Okay, questa non è propriamente garbata)
d) tu ami tutti (questa è senza dubbio la migliore, perché non vuol dire davvero niente).

baciati ansia
Ecco come non rispondere: ti amo.
(Perché, sai, anche se ti amo, e fidati che ti amo davvero tanto, ti distruggerò.
Con la mia vita, coi miei problemi, con le mie notti insonni e i miei pomeriggi a terra a piangere. E tu non meriti questo.
Perché poi, sai, ti stancherai, troverai di meglio, mi tradirai. Come hanno fatto i miei nonni, come hanno fatto i miei padri, come la storia mi ha insegnato. Non posso darti la soddisfazione di sapere che sono stata tua, non sono una delle tue vacche da marchiare. Non merito questo.)

Boh, meglio darli con parsimonia questi “ti amo”. Che poi se si amano tutti in giro, non si capisce perché ci siano tanti matrimoni falliti, figli illegittimi, amanti e burattini. (Non si capisce perché facciate sempre finta che vada tutto bene). Forse bisognerebbe soppesarli di più, aspettare prima di correre all’altare, prima pensare ai nomi dei figli, prima di affrettarsi alle domeniche in famiglia, la casa e il laghetto con le tartarughe.

Cazzo, trombate più che potete!
Meglio così. Io ti amo anche, eh, ma per ora: grazie.

 

ps. Non me ne vogliano i puristi della lingua per la parolaccia. E non intendo trombare: trombare è l’atto d’amore più puro che ci sia. Ma se preferite un sinonimo, scrivetemelo nei commenti. 🙂