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Di piccoli passi e piccole rivoluzioni

In casa abbiamo un contenitore per le noci a forma di ciambella. Al centro c’è un appoggino, dove si mette la noce e la si colpisce con un martelletto per aprirla.

Sarebbe buona cosa buttare ogni volta i gusci e gli scarti delle noci mangiate, e invece finisce sempre che il contenitore sia una montagnola di noci ancora da aprire e di gusci vuoti. Insomma, devi sempre stare a scavare tra le spoglie delle noci che furono per cercarne una buona. E questa cosa mi fa abbastanza arrabbiare.

La colpa è un po’ di tutti gli abitanti di questa casa: se lo fanno mamma o papà sbuffo, ma poi finisce che alcuni giorni lo faccio pure io e, questo è il guaio, pure gli estranei del “posso rubarti una noce” finiscono coll’imitare questa abitudine orribile.

Il punto? Che io lo voglia o no, la ciambella si riempie, una noce adesso una dopo. è un po’ la discarica di chi passa in cucina e ha voglia di uno stuzzichino a qualunque ora. Ma mi dà fastidio: che fatica fai, golosone, a buttare il guscio di ciò che hai gustato poc’anzi?

di piccole rivoluzioni

Ecco, parte la metafora ora. Che ti piaccia o no, qualcuno riempirà la ciambella. E finirà che pure tu qualche volta farai ciò che deprechi agli altri, vuoi per fretta, vuoi per mancanza di voglia o semplicemente per ribellione al “e devo pulire sempre io lo schifo degli altri?“.

Sì. La rivoluzione parte da te. Tu fai la differenza.

Passi di lì, vedi qualcosa che non va? Adoperati perché la cosa cambi. Fai la prima mossa, cerca di migliorare ciò che non ti piace.

Altri ti imiteranno, anche se magari tra un secolo o più. Pulisci gli scarti tuoi e del resto del mondo, rendi questa ciambella ciò che vorresti.

 

ps. La ciambella potrebbe essere il mondo in cui viviamo, ma anche la tua città, la strada in cui vivi, il condominio, non so. Potrebbe essere la tua anima o quella di qualcun altro, che spesso la gente riempie di immondizia di ogni tipo, brutte parole che fanno male, maleducazione, ingiustizie che inspessiscono la pelle. Potrebbe persino essere il corpo usato da qualcuno, come se non fosse altro che un guscio vuoto di noce.

(Consigli per gli ascolti: Negramaro – La rivoluzione sta arrivando).

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Piccole soddisfazioni

Vi ricordate che due mesetti fa vi ho detto che avrei iniziato a scrivere qualcosa per i bambini? (ve l’ho detto tipo QUI). Beh, 120 mila battute dopo, 20 mila parole dopo, tante notti dopo, ho finito qualcosa di bello.

C’è un metodo che uso da anni per farmi valutare: utilizzare il giudizio di chi ne è fuori, di chi NON è lettore. Mi spiego: io sono per l’arte per tutti, quella che sa far emozionare. Ben venga l’arte concettuale e che richiede un certo gusto, ma non è ciò che voglio fare io.

Avete presente l’inizio de “Il nome della rosa”? Quella lunghissima pippa sulle erbe medicinali e non so altro. Eco, in seguito al successo del romanzo, ammise di avere scritto quelle 40 pagine per scremare il pubblico di lettori. Il risultato? Le classi di Liceo che si beccano un tomo simile come lettura estiva, scoraggiati da quelle pagine, finiscono con lo scaricare la trama da internet o col guardarsi il film.

Ecco, caro Eco, non sono d’accordo con te. E probabilmente ora mi maledirai, perché quando do quel libro da leggere ai sedicenni che seguo, dico loro: “Se ti è difficile l’inizio, saltalo, tanto non è importante”. Perché ci tengo che lo finiscano! Perché voglio che capiscano cos’è il Medioevo e il tuo libro mi è necessario. Altrimenti finisce che arrivano a 30 anni e dicono aberrazioni come “Si è tornati alla caccia alle streghe del Medioevo”.

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Io sono più per la filosofia di Calvino o quella di Schulz. Ecco, a proposito si Schulz: i manoscritti di Snoopy: “Lei è un pessimo scrittore. Perché ci disturba?”, “Ci lasci stare. Sparisca. Crepi.” ECCO! Io ho bisogno di una risposta così: se ho fatto un lavoro pessimo, ho bisogno che me lo si dica fin da subito.

E non c’è nessuno più sincero del non-lettore, di quella persona che si muove a comprare un libro soltanto una o due volte all’anno. Quelli, insomma, che lo leggono tutto se e solo se il gioco vale la candela.

Detto ciò, l’ho fatto leggere a due non lettori che uso da anni (una è mia madre). E sono riuscita a farli ridere, commuovere, riflettere, “Tu sai fare emozionare”. Bene. Non importa se non lo leggerà più nessun’altro, ho fatto piangere due persone, ho fatto leggere un libro a due non-lettori. Spacco.

 

Consigli per gli ascolti: “Clint Eastwood” – Gorillaz

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Impara a stare da solo

Impara a stare da solo, e a starci bene. Perché è davvero una tra le poche cose che ti serviranno davvero nella vita.

Quindi, amati, almeno un po’; almeno più di quanto tu non ti odi. Perché dovrai convivere con te stesso ancora per molto tempo, tipo per il resto della tua vita.

Impara a stare da solo, e non a contare troppo sugli altri. Perché prima o poi sarai a casa da solo e dovrai cambiare una lampadina, anche se fino a quel momento per te l’ha sempre fatto qualcun’altro. Oppure potrebbe capitarti di dover gestire un temporale talmente forte da passare per i vetri, una crisi isterica o di panico, un documento di Word che sparisce dal PC a un’ora da una consegna importante.

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Così va la vita: puoi anche farti una lista di persone “utili” che ti risolvano ogni problema. Ma prima o poi nessuno risponderà, quindi impara fin da ora: non essere dipendente che da te stesso. Così, se vuoi qualcosa: alza il culo e vai a prendertelo! Smettila di chiederlo a gran voce agli altri.

Tra le altre cose, eviti delusioni o aspettative mancate, eviti quel sentimento di solitudine che ti prende la sera in un letto vuoto. E ora, buonanotte a me stessa, e a questi mille peluche che mi riempiono il materasso.

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In vacanza: 10 TIPI da spiaggia

Seicappelli

C’è chi in vacanza c’è già andato, c’è chi invece sta vivendo col cervello puntato soltanto a quel momento. Che apparteniate al primo o al secondo gruppo, non potete non riconoscere almeno qualcuno di questi tipi di spiaggia (parola di veterana delle peggiori spiagge della Romagna):

1) La vecchia che si fa fare i massaggi dalle cinesi

Si tratta di un nutrito gruppo di individui coraggiosi, normalmente over 65 (probabilmente per questi massaggi hanno diritto a uno sconto statale di qualche tipo, come per le entrate ai musei). Comunque se qualcuno dei vostri vicini di lettino in spiaggia deciderà di sottoporsi a questo trattamento questo sarà il risultato: una lunga serie di ciaf ciaf ripetuti (e peraltro pure inquietanti) e un nauseante odore di mentolo per l’aria. Consiglio: è ora di farsi un tuffo in mare.

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2) Il giocatore di carte

A questa categoria apparteniamo un po’ tutti. Perché sì…

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6 tipi di persone che non vorresti avere tra i tuoi contatti Whatsapp

Che bella la tecnologia, che bello poter avere tutti i propri amici sempre con sé. Vero, Whatsapp ha cambiato il nostro modo di comunicare, e ci ha semplificato la vita per molti versi: diventa più facile organizzare una grigliata, informarsi per uscire, decidere che regalo di gruppo fare per l’amico che compie gli anni.

Eppure, non c’è giornata che passi in cui io non pensi almeno una volta: voglio tornare a essere irreperibile. E no, non basta più spegnere lo smarthphone.

Perché, dunque? Perché potresti incrociare sulla tua strada degli individui che fanno un uso abnorme di Whatsapp, dei contatti che sarebbe meglio evitare. Eccoli:

1) IL/LA FIDANZATO/A GELOSO/A

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La gelosia è una brutta bestia da controllare, ma la tecnologia odierna ha fornito a questa micidiale organizzazione criminale due potentissimi mezzi: l’ultimo collegamento e i tick blu. Ecco allora che i fidanzati gelosi sanno come muoversi sicuri nel loro territorio preferito: la paranoia.

E a costruirsi castelli mentali, sono i migliori: “Cosa ci facevi online nello stesso momento di tizio/a?”. Armatevi di pazienza, ma vi avverto: non servirà a nulla.

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2) LO STALKER

Sa che non sei interessato a lui, ha avuto il tuo numero per sbaglio, perché gliel’hai dato proprio tu in un momento particolarmente difficile (erano forse quei 20 minuti al giorno in cui credi nel genere umano con un ottimismo insensato, oppure per un attimo all’inizio eri persino interessato a questa persona, prima di conoscerla bene). Lo stalker, in quanto tale, non ti lascerà stare. Ti scriverà più volte per sapere se il giorno tot all’ora tot sei libero, si accerterà più volte nell’arco delle ventiquattrore su come tu stia, ma soprattutto ti scriverà il buongiorno e la buonanotte ogni santo giorno.

Come liberartene? Dai, diamo consigli, non formule magiche. Sii diretto, diglielo, senza pietà, se necessario passa agli insulti. A volte funziona, il più delle volte invece… Puoi sempre bloccarlo.

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Un consiglio da pubblicità progresso: non dare il tuo numero alla leggera.

3) IL GENITORE ANSIOSO

Se siete over 20 probabilmente anche voi siete stati in adolescenza campioni nelle olimpiadi del rientro a casa in sordina. Allora, quando non esisteva né lo smarthphone né WA, era semplice raccontare ai propri genitori di essere rientrati a casa prima del coprifuoco, e di essere filati subito a letto. Ma andate a raccontarglielo oggi: perché allora il vostro ultimo collegamento risale alle ore X, cioè esattamente 73 minuti dopo l’orario-coprifuoco?

Basterà non collegarsi più, semplice, penserete voi allora. Ma sappiamo benissimo che non resisterete ad un ultimo messaggio nel letto prima di spegnere la luce.

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4) IL BUGIARDO

Conversazione tipica con un bugiardo che ignora i principi del funzionamento di WA:

  • Ciao, ma come mai non mi hai risposto a quel messaggio che ti ho mandato due settimane fa?
  • Ah scusa, ma sono stato via qualche giorno, e l’ho visto soltanto ora.

Tieni premuto sul messaggio suddetto, clicca la i cerchiata di “info”: letto DUE SETTIMANE FA.

Come vorresti rispondergli: ma non dire cazzate!

5) IL FOTOGRAFO

Conosciuto anche come “quello che non c’ha lo sbatti”. Perché lui non ha tempo di risponderti seriamente a un messaggio: sta passando la vita a fare selfie o foto al mondo, a tutto ciò che vede, a tutto ciò che mangia. Come riconoscerlo? Alla domanda “Come stai?” lui ti manda una o più foto di lui al mare, al pub, a letto, al cesso. Lui ci tiene particolarmente a farti sapere dove sia, cosa stia facendo, ma no, non aspettatevi di sapere davvero come stia.
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6) QUELLO CHE NON TI RISPONDE

E in questa categoria rientro anche io, quindi ve ne posso fare una fenomenologia completa. Innanzitutto, occorre individuare diverse tipologie di contatti che non rispondono: quelli stronzi, che non ti rispondono perché non intendono degnarti di una parola (messaggi stupidi, persona sgradita, momento inopportuno), quelli che reiterano (lo faccio dopo, lo faccio domani, lo faccio…), quelli che leggono il messaggio e si dimenticano di rispondere.

Ora, la loro esistenza passava dolcemente inosservata agli occhi dei più, prima della peggiore invenzione di tutti i tempi: le demoniache tacchette blu. Ma si può?

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Spezzo una lancia in favore di chi non risponde: tra gruppi e fidanzati gelosi e stalker, la nostra giornata passa nel cinguettio del cellulare. È stancante, e impossibile stare dietro a tutto e tutti.

Fate come me, qualche volta il cellulare abbandonatelo in un angolo. E riprendete a vivere.

Ps. Ma prima, condividete questo post con la persona che state stalkerando, forza!

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Perché scrivere un blog?

Ecco cosa mi chiedo, iniziando questa nuova avventura. Perché un blog scritto da me dovrebbe essere più interessante di quello scritto da altre mille mila persone?

Senz’altro, non lo è. Non me ne faccio illusioni. (E qui, i più fortunati smetteranno di leggere).

Tuttavia, per i più impavidi, ho deciso di stilare una serie di motivazioni sul perché scrivere un blog, in realtà volte più a convincere la suddetta che un ipotetico futuro lettore.

1) Perché lo fanno tutti

Ebbene sì, di blogger(s) è pieno il mondo: il tuo vicino di casa lo è, il tuo meccanico lo è, il tuo gatto stava giusto pensando l’altro giorno di aprire un blog. Se tutti, ma proprio tutti, possono scrivere (anche quel tuo compagno di liceo, ricordi? Quello un po’ ignorante, quello che prendeva 4 nei temi, ecco), allora è giunto il momento anche per te di cimentarti con le tue capacità narrative, stilistiche ed epesegetiche.

2) Perché la tua testa è piena di idee

La pensi sempre diversamente da tutti i tuoi amici? Sei quello che al sabato sera fa scaturire terribili dispute su ogni benedetto argomento? Scrivi! La gente, come d’altronde tutti i tuoi amici, molto probabilmente ti odierà. Ma proprio per questo, non potrà più fare a meno di te.

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Ecco il tuo gatto che si sta iscrivendo a wordpress, prima di te.

3) Perché è un periodo di magra

Il tuo savoir-faire non è più sufficiente a cuccare? Inserisci nel tuo curriculum del perfetto amatore “Sai, tesoro, sono un blogger”, fa sempre effetto. (Tralascia che sei seguito soltanto da 3 persone, tra cui tua zia e un tuo cugino di terzo grado).

4) Perché un blog è un po’ come un diario

Nonostante tra i propositi per l’anno nuovo ci sia sistematicamente ogni anno quello di scrivere REGOLARMENTE sul tuo diario, lui, il tuo povero diario, rimane bianco, sul tuo comodino, a prendersi la polvere. Se credi di dover prolungare il tuo sforzo oltre la data del 3 gennaio (data in cui ogni anno, per l’appunto, abbandoni il “progetto diario” e con lui tutti i propositi di vita nuova), qui sicuramente sarà più facile. Provaci, è ora.

5) Perché conoscerai persone

Che tu lo voglia o no, prima o poi, qualcuno potrebbe persino pensare che tu sia simpatico. E tu in questo “qualcuno” potresti trovare una persona con cui condividere una passione, un modo di pensare o di fare scelte sbagliate. La vita magari ti ha fatto conoscere una marea di stronzi, ma è ora di provare a credere che non tutto il mondo è paese.

6) Perché non è un tema

E questa è riferita soprattutto a te, compagno ignorantello che prendevi 4 nei temi: qui, non c’è nessuno a sottolinearti in rosso ogni frase iniziata con “Ma” o “E”, nessuno a cerchiarti mille volte un “a me mi” che sai bene che non si dice (eppure, suona così bene!), nessuno a incriminarti perché scrivi come mangi.

Che aspetti ancora?

Batti sul tempo il tuo gatto, e spingi quei quattro parenti che hai a diventare tuoi fans!