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5 cose per quando sarò ricca

Sì sì, lo so che manco da molto e sono tacciabile di incoerenza e altre mille ragioni che mi portano a dire: ma chi ve lo fa fare di leggermi? Eppure siete qui, quindi ve li beccate, i miei propositi per quando sarò ricca (o perlomeno una parte). E sì, non uso un periodo ipotetico perché si dice che a sognarle con poco ardore, poi le cose non succedono. O perlomeno io la penso così. Quindi:

1) un viaggio in Argentina, tipo subito

2) QUEI libri che voglio da anni ma che costano troppo (tipo tutti quelli sui bestiari medievali, quei libri meravigliosi della Taschen e così via)

3) fare certi regali a certe persone (perché sono anni che sento storie tanto tristi e dolci e che prometto di elargire cose a destra e manca)

4) una (seconda) casa al mare. Perché da vecchia voglio fare colazione nella mia veranda che dà sul mare mosso d’inverno, guardare fuori con sguardo sapiente e scrivere romanzi di poco successo. E d’estate sdraiarmi in spiaggia a guardare le stelle di notte (coi reumatismi che mi affliggono e una copertona addosso).

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♛ nota: sono soltanto al quarto punto e già mi sto abbandonado a sogni romantici intrisi di pathos.

5) Sky cinema, e ho detto tutto (mi accontento davvero di poco).

 

Ci sono poi altre cose, ma non si dicono ad alta voce, perché poi altro che voli pindarici.

E poi basta, perché la verità è che alla fine ciò che voglio dalla vita sono le persone, e i soldi non sono poi molto a confronto.

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10 parole che amo

Delizia delle orecchie, obbrobrio meraviglioso se lette da chi ha la erre o la esse moscia:

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  • Grissinificio
  • Massachusetts
  • Pusillanime
  • Uroboro
  • Nonchalance
  • Villipendio
  • Esoso
  • Ossesso
  • Plumbeo
  • Sozzo / Sozzezza

 

Ho deciso di fare inutili liste come queste più spesso. Perché l’uomo ama da sempre l’elenco, e un gran professore italiano ci ha fatto su pure un libro. No, sul serio, non c’è alcuna motivazione sensata, amo i nonsense.

(Consigli per gli ascolti: Janis Joplin – Cry baby).

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Una sequela di settenari e due ottonari

Lascia che io ti scriva per.

Forse tanto per fare

forse per ricordarci

che esistiamo al di là

della cortina di ferro

dei nostri baci rubati

al tempo per amarsi

ingannarci, curarci.

Io poi esisto senza

te, orfano di pace

o almeno di pietà

per te stesso fumante.

A metà tra ricordo

e orgasmo ci sfioriamo,

due menti indolenzite

dall’assenza di un noi.

poesia

(Scusate se fa schifo, ma è stata scritto di getto in 3 minuti e 44 secondi, uno più uno meno. I settenari hanno questo ritmo prosastico al mio orecchio, come una preghiera, come un inno disperato. Vorresti dire tutto ma lo spazio è poco, e cadi giù, un nuovo verso, una nuova immagine. Come una sequela di santi. I due ottonari siamo io e te: “che esistiamo al di là / della cortina di ferro”).

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Breve storia triste

C’eri tu, c’ero io.

Non so più scrivere di sesso, non so più vedere la luce attorno. Breve storia fantascientifica, perché sì ora sono sola al centro dell’universo e le galassie mi orbitano attorno.

Deve essere uno spettacolo bellissimo, ma io non me lo godo perché so soltanto vedere a un metro dal mio naso. Non c’è gravità eppure sono un chiodo piantato in questo caos vorticante, tanto che mi chiedo se non sia il caos a essere nato da me, da questa mente psicologicamente instabile.

Sono nello studio della mia psicologa. Brevissimo romanzo psicologico, di quelli che non vedevate in lingua italiana dai tempi di Italo Svevo. Che poi forse dovrei anche io usare uno pseudonimo, o perlomeno fingermi uomo nella lunga via verso la fama.

Ci sono io, e parlando di fama mi è venuta anche fame, fame di te. Non so più parlare di sesso se non con metafore o altre figure retoriche di cui confondo sempre il nome. Sineddoche litote zeugma chiasmo. Breve storia della metrica italiana.

Tityre tu patulae

mi prestasti un libro

fatto di settenari

soltanto versi sghembi

privi di un senso vero.

Cinquanta sfumature è anch’esso un settenario, ma che ne so io, che non so scrivere di sesso, ora che non ci sei più. C’eri tu, c’ero io, eravamo un noi in cui imparai a raccontare le peggio nefandezze in fatto di membri attorcigliati tra loro in un letto d’amore. Breve storia d’amore. C’eri tu, c’ero io, e ora non ci sei più.

breve storia triste

Il caos mi gira attorno in un moto perpetuo, tanto che finisco col pensare di esserne io il centro, il perno di tutto. Breve compendio di astrofisica surrealista. Il caos è io-centrico, ne sono convinta. Ma se mi piacesse, in fondo? Probabilmente il mio ragionamento procede sulle domande della mia psicologa, troppo distratta da accorgersi di quel micro foro all’altezza della caviglia nei suoi collant.

Breve storia dell’arte contemporanea. Le galassie sono viola, verdi, gialle, i colori stesi con pennellate sicure e rapide su sfondo scuro che crea uno spaesamento nello spettatore. Lo stile maturo si contrappone con quello del caos, sovrapposto all’universo, in cui matasse di scarabocchi a matita si attorcigliando in modo causale, con un tratto insicuro e infantile. Al centro l’Io.

Io, Dio, il mondo. Breve trattato di teologia.

C’ero io, c’era Dio. Ma il mondo non c’era ancora.

Pensare al primitivo mi tranquillizza, quel peso che mi teneva giù non c’è più. E ora galleggio anch’io nell’universo, come un infante ancora privo del soffio vitale.

Breve storia triste. Per cancellare il caos non basta una gommapane, devo annullare me stessa.