Frida. Non solo Diego pt.2 L’amore con la Vargas

Qualche mese fa vi ho parlato della bisessualità di Frida Kahlo, cercando di smontare un po’ questa idea di un solo unico e grande amore per Diego Rivera. Frida, lo ribadirò fino alla nausea, ha amato tantissimo durante la sua vita e ha intrecciato molte relazioni sia con donne sia con uomini basate, spesso, su un forte desiderio sessuale. Potete leggere la prima parte qui: Frida. Non solo Diego pt.1 La bisessualità che non piace

Oggi invece voglio fare un po’ di luce sui suoi amori al femminile, iniziando dall’adolescenza di Frida.

Una sessualità precoce

Secondo Amy Fine Collins (2013) la prima relazione sessuale di Frida fu quando lei aveva appena 13 anni. Era seguita personalmente da Sara Zenil, sua insegnante, con cui iniziò presto una relazione, interrotta però quando la madre della ragazzina scoprì le lettere che si scambiavano e la mandò in un’altra scuola. (Frida allora stava studiando per diventare insegnante, per accontentare il volere della famiglia che considerava l’insegnamento un lavoro adatto a una donna).

Spostarla in altri ambienti, come possiamo immaginare, non fece cambiare gusti sessuali a Frida. In seguito le sue attenzioni caddero su una bibliotecaria che lavorava al Ministero dell’Educazione, in cui la ragazza era finita per cercare un lavoro con cui aiutare la famiglia (il padre era disoccupato e faceva fatica a trovare un lavoro come fotografo). Sappiamo che, quando la famiglia scoprì anche questo rapporto, la reazione “fu traumatica”, come confidò la stessa Frida a un amico (Hayden Herrera, Frida. A biography of Frida Kahlo, 1983).

Immagine di Frida Kahlo

Per alcuni biografi della Kahlo, questo non sarebbe un esempio “positivo” di bisessualità, perché la ragazza potrebbe essere stata sedotta dalle due donne, più mature di lei, e quindi circuita grazie al loro ruolo di potere nei suoi confronti. Una visione che a me pare un po’ forzata, dietro cui vedo un goffo tentativo di cercare di giustificare il desiderio di qualcuno verso un oggetto sessuale non canonico: in questo caso una donna più anziana. Come se poi a 13+ anni non si possa già possedere una propria maturità e consapevolezza sessuale.

Insomma, Frida ha compreso molto presto qualcosa che l’avrebbe definita per il resto dei suoi giorni: il desiderio concretizzato in relazioni con donne e, da lì a poco, anche con uomini.

Una relazione tra icone

Ciò che voglio raccontarvi oggi è la relazione che Frida ebbe con un’altra icona in Messico e in tutto il Sudamerica, la costaricana (di nascita) Chavela Vargas. Quando la incontrò, Frida ne rimase folgorata, definendola una donna “eroticissima” e “straordinaria”; scrive all’amico Carlos Pelliccer:

Non so se lei ha sentito lo stesso che ho provato io, ma credo che sia una donna abbastanza liberale e, se me lo chiede, non esiterei nemmeno un attimo nel denudarmi dinanzi a lei.

Chavela è un’anima randagia: arrivata nel 1930 in Messico, ha fatto la cantante di strada vestita con un poncho, con altri mariachi. È una donna dal temperamente forte, veste mascolino, fuma sigari cubani. Siamo alla fine degli anni ‘40 e Chavela viene invitata a una festa in Casa Azul. Al termine della festa, Frida la invita a rimanere a dormire, visto che vive lontano, dall’altra parte della città. E così inizia una relazione profonda, intellettuale e fisica, che durerà oltre un anno.

C’è una foto che le ritrae assieme: sono epiche, distanti e imprendibili, come due dee. Io la adoro questa foto, perché coglie la storia, ferma in uno scatto il rapporto che esisteva tra loro, ci fa sentire un’alchimia che passa da due esseri non convenzionali, quasi ultra terreni. La Vargas veste da uomo, appunto, come spesso farà anche Frida, e la nostra Frida indossa l’abito della tradizione resuscitata, da tehuana. Sono di una bellezza che travalica il tempo.

Frida Kahlo insieme a Chavela Vargas mentre ridono

Anni dopo la morte di Frida, Chavela prenderà parte alle riprese del film omaggio alla vita dell’artista messicana, Frida. Una scena molto buia, in un bar, dove interpreta uno spettro del folclore messicano, la Llorona. La prima volta che l’ho vista avevo tredici anni, il film era uscito un anno prima nel 2002, e ricordo di come, finita la performance della Vargas, ho come dovuto scuotermi di dosso un’emozione che non capivo: okay, mi sono detta, non so cosa ho appena visto ma è meraviglioso. Il giorno dopo mi sarei letta d’un fiato la (prima) biografia di Frida. Ero una tredicenne con le idee chiare, nella vita avrei voluto saper raccontare la vita (e la morte, e il sesso) come sapevano fare quelle due creature. (È qualcosa che ancora devo imparare a fare, ma vabbè).

E, Dio, che voce che aveva Chavela. Con la stessa forza dirompente, distruttiva dell’arte di Frida, che tutto decostruisce.

E Diego, che fa?

E Diego Rivera, vi chiederete voi a questo punto. C’era già, come ha reagito a questa storia? Sono già anni difficili per la coppia, molto: nel ‘39 Frida scopre che tra le tante amanti di Diego c’è pure sua sorella, Cristina, patendo la ferita peggiore tra i tradimenti subiti, una ferita da cui non si riprenderà mai davvero. Ma un anno dopo i due si sposano di nuovo, ed è questa assurdità di fondo che fa impazzire ancora tutti oggi: un amore folle, eppure inevitabile. Frida, da parte sua, non stava con le mani in grembo ad aspettare, e anzi intensificò la sua vita sessuale, con donne, con uomini, con ogni persona con cui sentiva un’attrazione forte. Per ripicca? Forse ci piace pensarla così, come se i tradimenti verso Diego fossero il suo modo per esorcizzare il dolore, o forse semplicemente seguiva l’istinto, tesa a vivere una vita senza rimpianti. Aveva toccato la morte da vicino da giovane, sapeva che era solo una questione di tempo quando sarebbe tornata a bussare alla sua porta.

Frida e Diego avevano una relazione aperta, eppure lui non tollerava gli amanti uomini di lei. Usciva di testa, matto, si lasciava andare a scene di gelosia inenarrabili. Fece così quando scoprì di Frida e Lev Trotsky, o di dello scultore Isamu Noguchi. Ma era stranamente tollerante verso le sue reazioni con altre donne, anzi affermava di amare quella parte di lei; “il suo lesbismo” lo definiva.

E questa visione che condanna con gravità i tradimenti con uomini e che guarda con leggerezza a quelli con donne è ciò che ha un po’ influito a dare un quadro confuso nelle biografie successive di Frida Kahlo, dove spesso Rivera ci ha messo lo zampino. Perché toglie peso all’importanza che l’artista dava a tutte le sue  relazioni, comprese quelle con delle donne: Frida le ha amate, ci ha fatto del sesso, ha condiviso con loro dei momenti intimi che in qualche modo hanno influito sulla sua produzione artistica.

Una foto di gruppo che ritrae al centro Dolore Del Rio e Frida Kahlo
Al centro, Dolores Del Rio e Frida Kahlo

Tanto più che queste donne spesso sono state donne potenti e di successo, non convenzionali e bellissime. Spesso pioniere in qualcosa: Dolores Del Rio fu la prima donna sudamericana a diventare famosa nel cinema hollywoodiano. Alcuni parlano anche di una relazione (forse mordi e fuggi) con Josephine Baker, la prima star di colore tra le vedette di Parigi, danzatrice e cantante, apprezzatissima, che durante la seconda guerra mondiale ebbe un ruolo chiave nel controspionaggio della resistenza. (Sfortunatamente sembrano mancare delle prove concrete, nonostante nel film Frida sia dato come fatto assodato).

Insomma, le biografie ufficiali di Frida redatte dopo la sua morte sono passate per il vaglio del buon Rivera, e fino a noi hanno protratto questa idea sbagliata di una bi-curiosità, in cui Frida era una bi-pazzerella artista che amava il sesso e lo esplorava in ogni suo modo. Non è così, anzi: non è solo così.

Sarebbe riduttivo per raccontare la vita di Frida, non trovate?

4 Comments

  1. Mi ha colpito questa frase: “Come se poi a 13+ anni non si possa già possedere una propria maturità e consapevolezza sessuale.”
    Beh, in genere a 13 non si sa molto della vita, di chi si è, di cosa si vuole. La personalità ancora deve formarsi. Quindi, certo un* può avere una vita sessuale, ma che sia consapevole e matura, forse è affermare troppo, secondo me.

    "Mi piace"

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