Quali momenti ricorderai ancora fra 20 anni?

È il claim della pubblicità di una compagnia aerea. Uno slogan che vuole indurti a partire, a collezionare ricordi bellissimi in giro per il mondo.

È quasi l’ora di pranzo quando mi imbatto in questa domanda. Vuole essere una call-to-action ma diventa un tarlo per tutta la giornata. Quali momenti ricorderò ancora fra 20 anni, quando sarò alla soglia dei 50 (e avrò qualche anno meno dei miei genitori oggi)?

Io penso, ma forse vorrei soltanto, che mi ricorderò:

  • la voce di mio padre;
  • i baci umidi di mia nonna sulle guance;
  • molti attimi di una vacanza a Palermo con gli amici, i nostri profili contro il mare, contro il cielo;
  • alcuni ricordi, meno, di un’altra vacanza a Barcellona (una battaglia con la schiuma da barba, quella volta che poi siamo finiti in quattro, vestiti, in doccia; la musica suonata per strada di notte, le luci e i colori della città);

la prima volta che mi hai baciato; l’odore della tua pelle che mi ha estasiato segnando un prima e un dopo;

  • le passeggiate in via Po a Torino, le bancarelle di libri usati;
  • i giochi proibiti in una Athos aspettando il treno, le risaie novaresi colpite dal sole;

le notti infinite con una coinquilina a parlare, a ballare sotto alle lucine natalizie; e ora che è diventa l’amica più cara, le sue espressioni, la risata vera, che la spinge alle lacrime, l’umore matto, bellissimo;

  • un pomeriggio a Milano con G., il giorno in cui decisi che non ci sarebbe mai stato un “noi”, i suoi occhi azzurrissimi e irraggiungibili;

cosa mi ricorderò tra venti anni

  • il silenzio della basilica di Sant’Andrea a Vercelli;
  • la prima volta che mi hai detto “ti amo” (il cuore a mille di notte, che si ripeteva: forse non sono così sbagliata); il preciso vuoto dentro quando ho capito che non sarebbe mai stato vero;
  • una mostra di Bosch al Prado di Madrid, una di Matisse a Ferrara, una di Van Gogh a Brescia, e un sacco di altri musei di cui conservo un ricordo perfetto: stare attoniti di fronte a certi quadri con la voglia di conservare la bellezza negli occhi per tutta la vita;

le notti d’estate da ragazzina nel lettone di mia madre, parlare e ridere sopra i tocchi del campanile che scandiscono il tempo che passa, abbracciate strette;

    • la prima volta che ho preso in mano un manoscritto, profondamente commossa, pensando: tutte le mie scelte mi hanno portato qui, ora; le lezioni in due, in tre nella stanza dei manoscritti della Nazionale di Torino con quel professore geniale dagli occhi pazzi;
    • la prima notte a casa tua, passata sveglia a fissarti con un braccio teso senza avere il coraggio di sfiorarti nemmeno, quella notte in cui  ho capito il senso della poesia;

gli inverni freddi, umidi nella casa della nonna di A., che chiamavamo “casa69”, (il sesso esagerato, ossessivo, di cui ero drogata), tutta la piccola felicità, tutto l’immenso dolore che per la prima volta usciva fuori dal mio corpo;

  • il sorriso di F., unico vero amico di infanzia, quell’estate a Spotorno col mare così blu, le cene con la sua famiglia, la cantina di casa sua, tutta pennelli, colori e tele;
  • la basilica di S. Francesco ad Assisi e tutto ciò che vuol dire per me;
  • le fossette di A. quando ride, il suo corpo tronco a cui appendersi, l’abbraccio-casa;

il cortile sempre fiorito, in festa, della casa di mia nonna, i muri color albicocca, l’odore di fiammifero prima di accendere il caffè;

 

  • le notti chiusi in auto in cinque, al parcheggio della Lidl a giocare coi carrelli o sotto al cielo a guardare le stelle; voi, mi ricorderò tutto di voi.

paragrafo blossom

E, poi, poi mi ricorderò anche un sacco di cose brutte. Le parole che hanno ferito, i gesti sgarbati o violenti, le delusioni forti, quelle che fanno male al basso ventre, la voglia di punirsi, il senso di inadeguatezza, di essere sbagliati, la mancanza di te, improvvisa, che mi disorienta, mi toglie il fiato. Gli amori impossibili.

E poi le perdite importanti, tutte quelle cose a cui non sei mai pronto ma che fanno parte della vita di tutti.

Pensavo che, sì, mi ricorderò sicuramente di tutte queste cose, ma anche di tante altre, magari un sacco di sciocchezze di cui si riempirà la mia memoria, togliendo spazio a belle parole e posti visitati.

Ditemi di voi: voi cosa ricorderete ancora tra vent’anni?

4 Comments

  1. ecco le mie:
    la prima volta che sono stato male;
    il momento preciso in cui capivo che avevo fatto colpo;
    quella cosa che mio padre proprio non avrebbe mai dovuto fare;
    quella volta che mia madre non mi credette;
    quando si stavano per lasciare e mi riversarono addosso tutta la loro merda;
    quando io ero lì che pendevo dalle sue labbra, e ancora tentavo di far funzionare le cose, ma lei aveva già deciso che non doveva essere;
    le tre ore e mezza con la sua voce a dirci i nostri segreti;

    😉

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