Una notte ancora

Un mese fa scrivevo a caratteri cubitali su un foglio:

“Tu sei

una fottuta

guerriera”;

e lo appendevo all’armadio. Sapevo che sarebbe stato difficile sopravviverti. Sapevamo entrambi che sarebbe stato difficile sopravvivere a un amore come il nostro.

Oggi sto a terra, sotto quella scritta. Impacchetto anche l’ultimo regalo, l’ultimo che ti darò mesi dopo averlo pensato, acquistato. Scrivo una lettera su un foglio a quadretti, è una lettera d’addio, o come la vuoi chiamare. La infilo nel pacchetto, io e queste parole siamo circondate di fazzoletti pieni di lacrime.

Penso a tutte le volte che ho immaginato di fare l’amore con te su questo pavimento, penso a tutte le volte che me l’hai promesso. Non ci sarà angolo della tua casa dove non avremo fatto l’amore, mi hai detto mentre svuotavo gli scatoloni del trasloco.

Una notte ancora. 

una notte ancora

Faccio queste cose, sai. Mentre tu non ci sei, mi prendo svarionate per sconosciuti che conosco da due giorni. Persone che anche tu approveresti, sì. Ci penso mentre rido come non mi accadeva da un sacco e un altro mi prende la mano: tu lo adoreresti.

Mio cuore, tu stai soffrendo. Cosa posso fare per te? 

Una notte, una notte sola ancora. E passiamola tutta a stringerci, con le luci fuori dei lampioni che non mi fanno dormire, e passiamola a intricarci i ginocchi, a sfiorarci le fronti, passiamola a piangere benedicendo tutto l’amore passato da qui, che non tornerà più.

Da quando l’ho conosciuto, per me per me più pace non c’è. 

E raccontami di quando eri bambino, dei giochi con tuo fratello, e io ti racconterò della casa che avremmo avuto in collina, e dei cipressi circondati da lucciole d’estate. E immagineremo un figlio proibito, coi tuoi occhi color cielo e i miei ricci scuri, un bimbo super acuto e curioso, che indica a memoria i nomi delle piante e costruisce astronavi di carta.

Una notte ancora, una sola perché io possa essere me stessa come non ho mai avuto il coraggio di esserlo. Solo questa notte lascia che io rida con te fino a piangerne, che io goda svegliando ancora una volta i vicini, che io canticchi giocando con un dito sul tuo petto bianchissimo.

Ad ogni piccola, ad ogni tenera sensazione d’amor.

 

Ma non c’è più spazio nemmeno per quello. Nemmeno una notte, nemmeno un posto in cui sia mai esistita la parola “noi”.

(Consigli per gli ascolti: Diego e io – Brunori Sas)

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