Piccole soddisfazioni

Vi ricordate che due mesetti fa vi ho detto che avrei iniziato a scrivere qualcosa per i bambini? (ve l’ho detto tipo QUI). Beh, 120 mila battute dopo, 20 mila parole dopo, tante notti dopo, ho finito qualcosa di bello.

C’è un metodo che uso da anni per farmi valutare: utilizzare il giudizio di chi ne è fuori, di chi NON è lettore. Mi spiego: io sono per l’arte per tutti, quella che sa far emozionare. Ben venga l’arte concettuale e che richiede un certo gusto, ma non è ciò che voglio fare io.

Avete presente l’inizio de “Il nome della rosa”? Quella lunghissima pippa sulle erbe medicinali e non so altro. Eco, in seguito al successo del romanzo, ammise di avere scritto quelle 40 pagine per scremare il pubblico di lettori. Il risultato? Le classi di Liceo che si beccano un tomo simile come lettura estiva, scoraggiati da quelle pagine, finiscono con lo scaricare la trama da internet o col guardarsi il film.

Ecco, caro Eco, non sono d’accordo con te. E probabilmente ora mi maledirai, perché quando do quel libro da leggere ai sedicenni che seguo, dico loro: “Se ti è difficile l’inizio, saltalo, tanto non è importante”. Perché ci tengo che lo finiscano! Perché voglio che capiscano cos’è il Medioevo e il tuo libro mi è necessario. Altrimenti finisce che arrivano a 30 anni e dicono aberrazioni come “Si è tornati alla caccia alle streghe del Medioevo”.

bambini scrivere

Io sono più per la filosofia di Calvino o quella di Schulz. Ecco, a proposito si Schulz: i manoscritti di Snoopy: “Lei è un pessimo scrittore. Perché ci disturba?”, “Ci lasci stare. Sparisca. Crepi.” ECCO! Io ho bisogno di una risposta così: se ho fatto un lavoro pessimo, ho bisogno che me lo si dica fin da subito.

E non c’è nessuno più sincero del non-lettore, di quella persona che si muove a comprare un libro soltanto una o due volte all’anno. Quelli, insomma, che lo leggono tutto se e solo se il gioco vale la candela.

Detto ciò, l’ho fatto leggere a due non lettori che uso da anni (una è mia madre). E sono riuscita a farli ridere, commuovere, riflettere, “Tu sai fare emozionare”. Bene. Non importa se non lo leggerà più nessun’altro, ho fatto piangere due persone, ho fatto leggere un libro a due non-lettori. Spacco.

 

Consigli per gli ascolti: “Clint Eastwood” – Gorillaz

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