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Una sequela di settenari e due ottonari

Lascia che io ti scriva per.

Forse tanto per fare

forse per ricordarci

che esistiamo al di là

della cortina di ferro

dei nostri baci rubati

al tempo per amarsi

ingannarci, curarci.

Io poi esisto senza

te, orfano di pace

o almeno di pietà

per te stesso fumante.

A metà tra ricordo

e orgasmo ci sfioriamo,

due menti indolenzite

dall’assenza di un noi.

poesia

(Scusate se fa schifo, ma è stata scritto di getto in 3 minuti e 44 secondi, uno più uno meno. I settenari hanno questo ritmo prosastico al mio orecchio, come una preghiera, come un inno disperato. Vorresti dire tutto ma lo spazio è poco, e cadi giù, un nuovo verso, una nuova immagine. Come una sequela di santi. I due ottonari siamo io e te: “che esistiamo al di là / della cortina di ferro”).

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Ho deciso. Forse

Mia madre da sempre mi chiama l’Eterna Indecisa. Perché? Semplice.

« D., hai scelto che pizza prendere?»

« Non so, sono indecisa tra la parmigiana o la capricciosa.»

« Prendi la capricciosa che qui la fanno buona.»

« Ma sì, credo farò così.»

2 minuti dopo.

« Ma, secondo te, non è un po’ pesante la capricciosa? Poi è da tanto che non mangio le melanzane.»

« Boh fai te.»

« No, dai, aiutami

« Dai, prendi la parmigiana che so che ti piace.»

3 minuti dopo.

« La signorina prende?»

« Una al salame piccante.»

 

Ecco. Benvenuti nella mia vita; divertente, vero? Ma tragico. Non so decidermi, mai. Così nella vita, a partire dagli 8 anni all’odiosa domanda “Che cosa vuoi fare da grande?”, ho risposto così: la maestra, la veterinaria, la fisioterapista, la sessuologa, la pasticcera, la giornalista, la ricercatrice in filologia, l’etnologa (vi giuro), l’addetto ufficio stampa, l’insegnante di lettere, la copywriter, ecc.

Vi giuro che non ho ancora capito cosa voglio fare. Il fatto è che mi piacerebbe fare tutto! (A parte la veterinaria e l’etnologa forse). Io non sono UNA cosa soltanto.

ho deciso forse

Ho 26 anni e forse il mio problema è proprio questo. Io sono una che lavora sodo, non importa quale sia il lavoro. Io sono una che ci mette cuore e passione in ciò che fa. MA sono a casa da un anno, senza un lavoro che si possa mettere sul cv: mille ore di ripetizioni a ragazzi di ogni età, collaborazioni con giornali locali non retribuite, progetti personali di “facciamo un magazine online”, studio personale di libri di marketing, economia. E poi quei 2 mesi a Milano con un corso professionalizzante in comunicazione, la borsa di studio, la bellezza di essere immersi in un contesto pseudolavorativo.

Adorerei fare l’insegnante di italiano in un Liceo, impazzirei a lavorare per una rivista, amerei alla follia fare l’ufficio stampa. Deciditi, D., DECIDITI.

Io sono qua, ferma. Mentre i miei coetanei vanno avanti, chissà per dove. E davvero sembrano sicuri di ciò che fanno, con le giuste spinte, col papi che sborsa soldi e amicizie. (Mentre il mio di padre lavora a 6000 km da qui per pagarsi i debiti di una vita da povero).

Loro vanno avanti.

Io sto ancora leggendo il menù.

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Breve storia triste

C’eri tu, c’ero io.

Non so più scrivere di sesso, non so più vedere la luce attorno. Breve storia fantascientifica, perché sì ora sono sola al centro dell’universo e le galassie mi orbitano attorno.

Deve essere uno spettacolo bellissimo, ma io non me lo godo perché so soltanto vedere a un metro dal mio naso. Non c’è gravità eppure sono un chiodo piantato in questo caos vorticante, tanto che mi chiedo se non sia il caos a essere nato da me, da questa mente psicologicamente instabile.

Sono nello studio della mia psicologa. Brevissimo romanzo psicologico, di quelli che non vedevate in lingua italiana dai tempi di Italo Svevo. Che poi forse dovrei anche io usare uno pseudonimo, o perlomeno fingermi uomo nella lunga via verso la fama.

Ci sono io, e parlando di fama mi è venuta anche fame, fame di te. Non so più parlare di sesso se non con metafore o altre figure retoriche di cui confondo sempre il nome. Sineddoche litote zeugma chiasmo. Breve storia della metrica italiana.

Tityre tu patulae

mi prestasti un libro

fatto di settenari

soltanto versi sghembi

privi di un senso vero.

Cinquanta sfumature è anch’esso un settenario, ma che ne so io, che non so scrivere di sesso, ora che non ci sei più. C’eri tu, c’ero io, eravamo un noi in cui imparai a raccontare le peggio nefandezze in fatto di membri attorcigliati tra loro in un letto d’amore. Breve storia d’amore. C’eri tu, c’ero io, e ora non ci sei più.

breve storia triste

Il caos mi gira attorno in un moto perpetuo, tanto che finisco col pensare di esserne io il centro, il perno di tutto. Breve compendio di astrofisica surrealista. Il caos è io-centrico, ne sono convinta. Ma se mi piacesse, in fondo? Probabilmente il mio ragionamento procede sulle domande della mia psicologa, troppo distratta da accorgersi di quel micro foro all’altezza della caviglia nei suoi collant.

Breve storia dell’arte contemporanea. Le galassie sono viola, verdi, gialle, i colori stesi con pennellate sicure e rapide su sfondo scuro che crea uno spaesamento nello spettatore. Lo stile maturo si contrappone con quello del caos, sovrapposto all’universo, in cui matasse di scarabocchi a matita si attorcigliando in modo causale, con un tratto insicuro e infantile. Al centro l’Io.

Io, Dio, il mondo. Breve trattato di teologia.

C’ero io, c’era Dio. Ma il mondo non c’era ancora.

Pensare al primitivo mi tranquillizza, quel peso che mi teneva giù non c’è più. E ora galleggio anch’io nell’universo, come un infante ancora privo del soffio vitale.

Breve storia triste. Per cancellare il caos non basta una gommapane, devo annullare me stessa.

11

Sono nata il primo maggio

Sono nata il primo maggio, quindi, davvero: come fai a dimenticarti del mio compleanno? Sarà che a nessuno frega mai un cazzo.

Sono nata il primo maggio, e tu non mi avresti fatto gli auguri lo stesso. Sai, non me li faceva neanche mia nonna, il mio ex, mio padre, tipo 8/9 della mia famiglia (e io, ho una famiglia molto numerosa, con 10 cugini primi).

baciati dall'ansia

Poi, sai, ci sono quelli che hanno usato la data del mio compleanno per ripicca, vendetta personale, o altro. Ci sono quelli che mi hanno portata in un motel e, dopo avermi usata qualche ora, mi hanno scaricata regalandomi un cd usato. Un anno, poi, ho ricevuto al posto di un biglietto d’auguri, una lunga lista di cose che avrei rimpianto, “questa è una promessa”, così finiva.

D’altronde è una data come tante.

Ma auguri di che?

Davvero, festeggio nel giorno della festa dei lavoratori, io che nemmeno due centoediecielode e la voglia di fare hanno salvato da 11 mesi di disoccupazione. Sì, il primo maggio sono 11 mesi.

 

Auguri, che sei sopravvissuta. Auguri, che sai sorridere. Auguri, che non ti hanno mai fermata. Auguri, che ti ami. Auguri, che credi tutto possa cambiare in meglio. Auguri, che ti senti di avere 13 anni. Auguri, che hai di fianco delle belle persone, nonostante tutto.

Auguri, che sia l’anno buono.