Dei bambini e delle piante grasse

Ho sempre pensato che ci fossero due tipi di persone: quelli che vogliono avere tanti figli e quelli che coi bambini ci lavorano. (Ma non è vero).

Beh, questo per dire che io ci ho lavorato per un anno intero coi bambini, superando persino il terrore iniziale. Io che coi bambini ho un rapporto strano: come diavolo mi devo rapportare? Francamente, io mi trovo bene di più coi vecchi.

E, invece, lavorandoci, ho scoperto che i bambini sono qualcosa di meraviglioso. Nondimeno, non ho intenzione di averne. Come dico sempre “va beh ma li possiamo pur sempre prendere quando sono già fatti, grandi, no?”.

Davvero, io faccio morire pure le piante grasse! Vogliamo parlarne? Ne avevo una che ho tenuto al buio e non ho bagnato mai per un anno, poi a gennaio ho voluto fare l’adulta e l’ho spostata al sole, dandole un goccio d’acqua una volta al mese. Beh, è morta. Di più: si è ammalata, è diventata tutta bianca. (Credo si sia suicidata. Ne sono fermamente convinta).

bambini

Dopo un anno di lavoro coi bambini, ho capito: non lo voglio più fare. Un’esperienza formativa bella, unica nel suo genere. Perché quindi? Perché lì, nel sistema scolastico in cui io non ero che un’educatrice, ho scoperto che già nel mini-mondo ci sono le disparità:

  • A., coi genitori super attenti e benestanti, che fa mille sport, lezioni private di inglese, suona uno strumento e i genitori gli comprano dei libri superfighi;
  • B., che ha problemi di apprendimento, genitori beceri e menefreghisti, che pure di fronte al tuo nominare la discalculia alzano le spalle, che comunque non avrebbero i soldi per fargli fare alcuna attività, che in casa non hanno un libro.

Ecco. Io, lavorando coi bambini, ho odiato il mondo dei grandi. Perché la verità è che la chiave di tutto è lì. La verità è che io non so l’inglese come vorrei perché a scuola me l’hanno insegnato male e fuori non c’erano lezioni private, perché mentre i miei compagni di liceo andavano ogni estate in Inghilterra a studiarlo, i miei genitori non avevano soldi. Perché quando alle elementari ho detto alla mamma che mi sarebbe piaciuto suonare il pianoforte, lei mi ha risposto “fanno un corso di chitarra gratis in comune”, ma io odiavo la chitarra. E, insomma, ora non so suonare una cippa, né ho potuto fare le lezioni di canto che avrei voluto, e poi di libri mi leggevo quelli che mio cugino scartava.

Insomma, c’era solo una cosa che era gratis: prendere un foglio e una penna, e scrivere. Mi ha salvato la scuola, che adoravo, la creatività della mamma che mi faceva fare i lavoretti coi palloncini e la cartapesta.

Lavorandoci, mi sono affezionata un sacco ai bambini problematici. Ma le maestre, ma le altre educatrici no, loro sbuffavano. E io ero una minuscola piccola formica del sistema: non potevo cambiare le cose. Arrivavo a casa dal lavoro distrutta e tutti pensavano fosse lo stress che comporta stare dietro a 30 bambini in libertà, la responsabilità enorme. Invece ero soltanto vuota, inerme e inutile.

 

Ci sono due persone: quelli che lavorano coi bambini e quelli che li vogliono avere.

A me crea disagio tutto ciò, davvero. Un rapporto di odio amore. Vorrei, ma non posso. Ho trovato una soluzione: sto scrivendo una storia per bambini, da qualche giorno. è una cosa che mi viene davvero naturale, perché posso parlare a cuore aperto, e loro mi capiscono.

Insomma, ho trovato un modo per fargli del bene, anche se da lontano: una storia insegna valori, dà un nome alle emozioni e ai sentimenti. E, finalmente, so come sentirmi utile.

yess

(Niente, volevo dirvelo, perché è una cosa bella, e per una volta non vi dico che fa tutto schifo! Un giorno magari qualcuno mi pagherà anche, avrò un lavoro vero, e gli unicorni pascoleranno liberi nei prati).

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5 thoughts on “Dei bambini e delle piante grasse

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