Della crisi, del lavoro and stuff

La conversazione è delle migliori: parliamo dell’ultima mostra che ho visitato, mi leggi un brano da un libro pescato a caso tra i mille che ti circondano, ridiamo molto delle stranezze della gente per strada. Quando mi chiedi come sta andando la ricerca del lavoro, però, mi cade addosso come un velo pesante la consapevolezza di ciò che ci divide.

E decido di recitare, come faccio con tutti.

Mi lamento un po’ dei criteri con cui recrutano la gente, del curriculum perfetto che non esiste, del fatto che non ho idea di come scrivere una bella lettera di presentazione. Mi dici: prova a guardare su questo sito, fai un salto in questa agenzia che ci lavora un mio amico, ho sentito che in quel posto cercano.

Credi di aiutarmi, ma le idee che ho nel cervello ti odiano. E vorrei soltanto ti fermassi un attimo a guardarmi negli occhi, a dirmi: ma tu, D., tu cosa vuoi davvero?

be true to you

Questo è per te, uomo o donna adulta che conversi con me. Che non ti prendi nemmeno la briga di farmi la più razionale delle domande, che non dai importanza alle mie idee, che non credi nelle possibilità, che non vedi quella luce che ho negli occhi.

Questo è per te, che non ti sei fermato mai a sentirmi parlare di ciò che mi piace. Altrimenti, ora, ma già da un pezzo, mi staresti dicendo: vai, spacca.

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