Perché dialogo coi morti

No, non sono una spiritista o cose simili, purtroppo o per fortuna.

Tuttavia, ho un brutto vizio: dialogo mentalmente con gente che ha condizionato il mio pensiero o il mio modo di agire. Il problema è che la maggior parte di queste persone sono morte. Così, due sere fa prima di andare a dormire, lavandomi i denti, parlavo con Freud dell’elaborazione del lutto. Alla fine mi diceva di non fare sempre la tragica: con ogni persona che perdo nella vita o sto perdendo mi trovo sempre ad applicare la parola “lutto”, e lutto di qui e lutto di là, stai un po’ tranquilla.

Poi due notti fa mi sono trovata a chiedere a Nietzsche se gli piaceva il disegno dell’uroboro che ho fatto su un post-it e appiccicato al mio pc. Ha fatto l’espressione scettica, non crede mai a niente quello lì. Ma in fondo, so che ha apprezzato.

Freud ritratto

Ieri erano le 3.00, invece, quando ho aperto il dialogo con Guido Gozzano, che è un burlone nonostante sia sempre lì mogio mogio: di fianco alla sua poesia “Torino” ci ho aggiunto a matita “Manca anche a me”. La nostra Torino, Guido, che è così nobile e sabauda, che ti entra davvero dentro come dici tu.

Sì, dialogo coi morti, coi miei morti, ogni notte o giorno. Chiedo loro consigli, mi domando cosa avrebbero fatto loro al posto mio, li invoco affinché mi diano un briciolo del loro talento o della loro vena artistica. Freddie, Dante, la Fallaci, Montale, Gramsci, Ovidio.

(Oh, devo imparare ad andare a dormire prima, decisamente).

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