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Oltre Alice: 8 stranezze di Lewis Carroll

Lewis Carroll fu un personaggio a metà tra genialità e pazzia. Conosciamo alcune stranezze dello scrittore di “Alice nel paese delle meraviglie”.

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Impara a stare da solo

Impara a stare da solo, e a starci bene. Perché è davvero una tra le poche cose che ti serviranno davvero nella vita.

Quindi, amati, almeno un po’; almeno più di quanto tu non ti odi. Perché dovrai convivere con te stesso ancora per molto tempo, tipo per il resto della tua vita.

Impara a stare da solo, e non a contare troppo sugli altri. Perché prima o poi sarai a casa da solo e dovrai cambiare una lampadina, anche se fino a quel momento per te l’ha sempre fatto qualcun’altro. Oppure potrebbe capitarti di dover gestire un temporale talmente forte da passare per i vetri, una crisi isterica o di panico, un documento di Word che sparisce dal PC a un’ora da una consegna importante.

baciati dall'ansia

Così va la vita: puoi anche farti una lista di persone “utili” che ti risolvano ogni problema. Ma prima o poi nessuno risponderà, quindi impara fin da ora: non essere dipendente che da te stesso. Così, se vuoi qualcosa: alza il culo e vai a prendertelo! Smettila di chiederlo a gran voce agli altri.

Tra le altre cose, eviti delusioni o aspettative mancate, eviti quel sentimento di solitudine che ti prende la sera in un letto vuoto. E ora, buonanotte a me stessa, e a questi mille peluche che mi riempiono il materasso.

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Perché dialogo coi morti

No, non sono una spiritista o cose simili, purtroppo o per fortuna.

Tuttavia, ho un brutto vizio: dialogo mentalmente con gente che ha condizionato il mio pensiero o il mio modo di agire. Il problema è che la maggior parte di queste persone sono morte. Così, due sere fa prima di andare a dormire, lavandomi i denti, parlavo con Freud dell’elaborazione del lutto. Alla fine mi diceva di non fare sempre la tragica: con ogni persona che perdo nella vita o sto perdendo mi trovo sempre ad applicare la parola “lutto”, e lutto di qui e lutto di là, stai un po’ tranquilla.

Poi due notti fa mi sono trovata a chiedere a Nietzsche se gli piaceva il disegno dell’uroboro che ho fatto su un post-it e appiccicato al mio pc. Ha fatto l’espressione scettica, non crede mai a niente quello lì. Ma in fondo, so che ha apprezzato.

Freud ritratto

Ieri erano le 3.00, invece, quando ho aperto il dialogo con Guido Gozzano, che è un burlone nonostante sia sempre lì mogio mogio: di fianco alla sua poesia “Torino” ci ho aggiunto a matita “Manca anche a me”. La nostra Torino, Guido, che è così nobile e sabauda, che ti entra davvero dentro come dici tu.

Sì, dialogo coi morti, coi miei morti, ogni notte o giorno. Chiedo loro consigli, mi domando cosa avrebbero fatto loro al posto mio, li invoco affinché mi diano un briciolo del loro talento o della loro vena artistica. Freddie, Dante, la Fallaci, Montale, Gramsci, Ovidio.

(Oh, devo imparare ad andare a dormire prima, decisamente).