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Ti sogno. Raramente.

Ti ho sognata, due notti fa.

Mi prendevi per mano, mi dicevi “Fidati, almeno di me”. Non so chi tu sia, ma mi amavi, ed era bellissimo. O forse so bene chi sei e ti ricordo, ma ho paura di pronunciare il tuo nome se non a bassa voce, perché sono una codarda. Sei tu, dunque, V.? (Mio rimpianto, mia ferita). Perché, sai, l’altra notte ti ho sognata, e mi prendevi per mano.

Attorno era caos, e una tempesta fortissima stava per scagliarsi su ogni cosa, ma tu mi prendevi per mano e mi trascinavi in mezzo a un campo. Mi indicavi il cielo: riuscivo a vedere le galassie a occhio nudo, e le stelle erano così vicine che mi sembrava di poterle toccare; c’erano i lampi a fendere il buio, sempre più frequenti, c’erano l’amaranto e l’azzurro che delineavano ogni galassia in tanti vortici sovrapposti.

“Mia mamma non mi ha mai lasciato farlo…”, ti dicevo, “ripeteva sempre che era pericoloso attendere un temporale. Ma è bellissimo”.

E tu mi sorridevi, e io non avevo paura. Avevi steso su di noi una grossa coperta trasparente, stavamo sdraiate sull’erba umida, mentre pioveva fortissimo, ma l’acqua non arrivava a noi. Le case attorno volavano via come fatte di cartone, la gente (che era composta soltanto di ombra) scappava. Come in un grande giudizio universale, ma io non avevo nulla da temere, con te a fianco. Io ero al posto giusto.

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Svegliarsi in un letto vuoto di te è stato terribile. Non so che il tuo nome, V., ma dove sei nel mondo ora?

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Oggi ho sbroccato

Eh sì, ci voleva. All’ennesimo “Vedrai che andrà tutto bene, si sistemeranno le cose”, ho sbroccato per davvero.

Perché le cose non vanno mai come si vuole, perché un tuo “Ce la farai” corrisponde a un mio “Lo deluderò”. E a me interessa non deludere loro, quelle poche persone che mi vogliono del bene, mica soltanto me. Io posso sopportare di deludere me stessa, sai quante volte l’ho già fatto!

  • Andrà tutto bene?

No, non andrà tutto bene. E ti dirò di più: sarà difficile, e perderò molto.

E allora, per favore, non dirmelo. Se mi vuoi del bene, non lasciare che per un attimo io mi illuda, perché non hai idea di quante volte poi le cose non sono andate così, di quante volte ho avuto il cuore spezzato, di quante volte ho dovuto imparare daccapo a rialzarmi.

  • Le cose si sistemeranno?

Probabilmente no. Probabilmente dovrò ricominciare tutto dal via. E quanta fatica, ancora una volta.

tigre

Ma che ne sai tu?

E già ti allontano, perché non so cosa farmene dei futuri meravigliosi soltanto sperati e infine vanificati. Degli amori promessi e poi rimandati.

(Non ne posso più di rimandare a domani). Di aspettarti.

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Settembre, e piove

Avete presente quella striscia dei Peanuts in cui Snoopy si rende conto che è il primo settembre, e allora va in panico e si dice: ma non era luglio? Perché è passato tutto così in fretta, e tutte le cose che dovevo fare, e tutti i posti che dovevo vedere?

Ecco, la cosa finiva in un risolutivo nonnulla: il bracchetto sdraiato a pancia in giù sul tetto della cuccia, che ronfa sonoramente (fa “Z”).

Mi sento esattamente così. Solo che soffro di insonnia, e non credo il mio letto sia duro come quella cuccia.

2014-09-25_peanuts_estate_positiva

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Largo alle pippe mentali

Basta essere pretenziosi, basta pippe mentali. La gente mi dice che perché un blog vada letto andrebbe fatto su un argomento ben preciso. E hanno ragione, dannazione se hanno ragione! Il problema è che io ci ho pensato di cosa potrei parlare, in modo da non finire nella miriade di blog che parlano di fatti personali, ma sono arrivata a una alquanto triste conclusione: non potrei parlare di nulla.

pippementali

  • Vi parlo di libri, sul serio? Ma vi interessa? Io lo faccio anche eh. Però poi non lamentatevi che sono noiosa, è colpa della mia laurea in lettere. Ogni tanto mi parte la parlata da critica e chi mi ferma più. Insomma, NO, non vi parlerò di libri, o perlomeno non soltanto di quelli.
  • Di cibo? Perché sì mi piace fare da mangiare, e anche tanto. E solo Dio sa quanta fantasia (e colpi di culo) ho in cucina quando, aprendo il frigo, inizio a mischiare ciò che ho dando vita a meravigliose ricette. Ma se davvero avessi voluto farlo, sarei andata su Giallozafferano, no?
  • Di serie tv? Ultimamente faccio solo quello: guardare serie tv, e devo dire di avere un ottimo curriculum a riguardo. Roba che ti trovi in vacanza in Croazia, e quando i tuoi genitori ti chiamano al telefono per sapere come stia andando o cosa hai fatto i quei giorni, non puoi mica dirgli che hai speso 13 ore per vedere la prima stagione di Orange is the new black. Comunque sia ci sono siti specializzati in recensioni, quindi non vi servo per niente, neanche in questo caso.
  • Di sesso? Dai, non fatemi arrossire. E poi, soprattutto, sto cercando lavoro al momento, non vorrei essere fraintesa.
  • Di film, di gelati, di programmi orribili che danno su Real Time e che creano dipendenza? Dai, non sono nessuno per farlo. Ci vogliono certe qualità, per farlo.
    pippementali

Morale? Non vi posso parlare di nulla. Le mie uniche qualità sono il cinismo, un po’ di sano pessimismo e depressione e l’essere buffa (qualità che chiamerò “buffosità”). Il guaio è che la buffosità non ti fa diventare famosa o ricca, ma neppure ti permette di sopravvivere in un tale mondo, neppure nel world wide web. Sono inutile, ma realista.

Insomma, nessuno leggerà mai i miei post, o se incapperà in qualcuno di essi, poi scapperà. Quindi, chissene, scrivo quello che mi passa per la mente e, chissà, magari mi servirà pure da terapia.

D’ora in poi, lettori immaginari (Baudelaire aveva i lettori ipocriti, accontentiamoci), via libera alle cose cattive che mi passano per la testa, alle paranoie, ai pensieri tristi. Apriamo le danze.

giphy

(E sì, le immagini le metto alla cazzo, permettemi di essere frivola, talvolta).

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Quando Pornhub non c’era: letteratura erotica nel ‘900

Seicappelli

Si parla sempre più spesso di letteratura erotica: fa vendite pazzesche e rappresenta alcuni dei fenomeni editoriali più controversi degli ultimi anni, eppure al contempo suscita dibattiti e diatribe accese. Il fatto è che il lettore tradizionale tende sempre a storcere un po’ il naso di fronte a libri dal successo facile soltanto perché parlano di sesso.

Non è questo il luogo adatto per tifare una delle due parti. Piuttosto, voglio oggi presentarvi quegli autori che hanno costruito il canone della letteratura erotica nel Novecento, quei romanzi che hanno acceso le menti e la fantasia dei nostri nonni, quando internet non c’era e il potere dell’immagine era molto minore: nell’epoca delle calze nere di sesso si doveva soprattutto parlare. LORO lo facevano piuttosto bene, chi in PROSA e chi in POESIA:

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LETTERATURA EROTICA – PROSA

  • Anais Nin

Sarò di parte, ma sono certa che troverò molti a darmi…

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